— Fa avvicinare quel povero vecchio: — disse ad Ernesto.
Il servitore s’avvicinò barcollante come ubbriaco.
— Tommaso, — gli disse il conte: — baciami anche tu che mi hai servito fedelmente tutta la vita.
Il pover’uomo dall’emozione quasi cadde abbandonato sul letto del padrone e le sue labbra di servitore si posarono tremando per tenerezza e venerazione sulla nobile fronte del padrone.
— E ora, — disse questi con voce sempre più debole, — aprite tutti gli usci e venga tutta la mia casa a darmi l’estremo saluto.
Così fu fatto. I servi tutti entrarono e sfilarono ad uno ad uno presso quel letto ricevendo ciascuno uno sguardo, un cenno e un sorriso dal morente, poi si inginocchiarono raggruppati verso la porta pronunziando con voci commosse le preghiere dell’agonia.
Questa era diffatti venuta pel conte. — E due ore dopo, sostenuto dalla moglie, una mano stretta dalla mano del primogenito, Ernesto Sangré di Valneve padre mandava l’ultimo respiro. Il volto nel cadavere parve farsi ancora più sereno, la fronte più nobile, e non cessò d’aleggiare su quelle labbra irrigidite il fine, gentile sorriso.
LVIII.
Alfredo di Camporolle s’era condotto alla tomba di sua madre. Colà il vecchio Battistino e l’Antonia, alle interrogazioni del giovane avevano risposto in modo che confermava quanto della nascita di lui e della morte della madre gli aveva narrato Matteo.
Il primo disse come una sera, già di tardo autunno, tornandosene verso casa, incontrasse un uomo quasi disperato che le domandò se non sapesse indicargli dove trovare in quel casale una stanza di ricovero, e non solo per la notte, ma per giorni parecchi, a una signora che, sovrappresa per istrada dai dolori, stava per diventar madre. Egli, Tino, aveva risposto che c’era sulla strada un’osteria e che là si facesse ricapito: ma lo straniero aveva ribattuto che s’erano pure fermati colà egli e la donna, ma che era impossibile rimanerci, essendo le poche camere di quella misera locanda già tutte occupate, e non solamente da uno, ma da due o tre e anche più viaggiatori, perchè di quei giorni aveva luogo la gran fiera del vicino villaggio; che nessuno di quei mercanti di buoi e di grano aveva mostrato la menoma intenzione di scomodarsi per lasciar luogo alla donna; che l’oste medesimo avea dimostrato poca voglia di avere in casa quell’imbarazzo, e che perciò egli andava cercando chi per carità cristiana e anche per amore di un buon guadagno da lui promesso volesse ospitare la partoriente e curarla, finchè la fosse in grado di proseguire il viaggio.