— Coll’aiuto di mia madre e di Dio, li compirò: — disse fermamente il giovane.
Allora il moribondo fece debolmente colle mani un atto come per comprendere in un abbraccio tutti i presenti, e soggiunse:
— Compirete tutti, tutti i vostri doveri, ne son persuaso, e vi ricorderete ch’io ve ne ho pregati dal mio letto di morte. Nessuna transazione mai col dovere dell’uomo onesto, del buon cittadino, del vero gentiluomo. Amatevi fra voi, amate la vostra patria e il Re, e siate sempre disposti a servirli dando il vostro ingegno, le vostre ricchezze, il vostro sangue. E possiate, anche voi, alla fine della vostra carriera morire com’io muoio, tranquillo, lieto, circondato da parecchi che vi amino, benedetto da quelli del vostro sangue cui voi benedirete.
Si fermò un minuto, e poi riprese con più forza:
— Sì, vi benedico!
A queste parole tutti caddero in ginocchio. Tommaso sulla soglia si prostrò addirittura per terra da toccare colla fronte il tappeto del pavimento e si pose a mordere il fazzoletto per soffocare i singhiozzi.
— Vi benedico coll’ultimo mio sospiro, coll’ultimo mio palpito d’affetto, figliuoli miei, moglie mia, mio nipote, cugini miei, te mio fedel servo invecchiato meco, tutti tutti che mi avete amato. Vi benedico, e colla benedizione del morente scenda su di voi anche quella del Signore che ci legge nel cuore.
Succedette un profondissimo silenzio; le mani del moribondo posavano una sul capo della moglie, l’altra su quello del figliuolo primogenito.
— Venite ed abbracciatemi — disse il conte colla voce che stava per mancargli affatto.
Sorsero in piedi e curvatisi su di lui uno dopo l’altro, la moglie la prima, gli diedero il bacio dell’addio. Tommaso, sempre prostrato a terra, singhiozzava più forte: il moribondo lo sentì.