— Pensi bene, signor conte, — disse poi lentamente e facendo spiccare le sillabe; — pensi che si tratta della sua vita!
Alfredo, completamente franco e sicuro, rispose con un superbo sorriso:
— Per quanto io ci pensi, non vedo che ciò possa mutare la condizione delle cose.
— Vuol dire ch’Ella confessa? — esclamò vivamente il poliziotto.
— Scusi: — aggiunse con tutta freddezza il conte. — È un interrogatorio che Lei mi vuol fare?
— Ebbene, sì signore... È mio diritto, e mio ufficio; e Lei deve rispondermi.
— No signore! — proruppe con una certa forza Alfredo. — Ella può farmi tutte le interrogazioni che vuole: ma io non conosco forza nessuna che mi possa obbligare a rispondere, e quindi Le dichiaro che non rispondo nulla.
Pancrazi fece un sorriso che si potrebbe dire di color giallo.
— Badi che quando sarà in carcere si troveranno pure delle maniere da farle venir la voglia di rispondere.
— Ah sì? La tortura forse?... Ho udito che in questo felicissimo paese si usa ancora talvolta un modo sì civile ed umano...