— Sicuro! Una vera ragazza quel Camporolle!

— Se non avesse quel po’ di peli sul labbro.

— È timido, vergognoso... diciamo la parola, stupido.

— Alto là, — interruppe con un cachinno, che voleva essere malizioso, il duca — le ragazze, se sono belle, non possono mai dirsi stupide; il loro còmpito lo sanno sempre bene, troppo bene!

Altra sghignazzata di calda approvazione dei cortigiani.

— E il nemico par proprio degno di una accurata osservazione, — continuò il duca: — vedete come il nostro Tommaso sta incantato ad ammirare.

— Sarà un nemico che promette delle facili capitolazioni.

— Oh! oh! — esclamò il principe con un nuovo sogghigno. — Gli occhi del nostro Tommaso risplendono come quelli d’un levriero che ha visto la lepre. Date retta ch’egli vorrebbe fare come il santo apostolo omonimo, che non si contentava di guardare, ma toccava.

Uno scoppio di risa entusiastiche.

La faccia dell’inglese manifestava veramente una impressione piuttosto viva, e i suoi occhietti color dell’acciaio, fissi sulla loggia di facciata, dal fondo delle incavate occhiaie mandavano proprio un bagliore che pareva qualche cosa di più che curiosità ed ammirazione.