— Il duca! — disse la donna coi denti stretti, ma facendo un grazioso sorriso.

Al fondo della strada vedevasi Carlo III di Borbone venir giù tranquillamente colla sua andatura dinoccolata, la testa in aria, agitando secondo il solito il suo frustino: al fianco gli camminava l’Anviti.

Pietro Carra si ritrasse vivamente dalla finestra: si coprì la faccia con tutte due le mani, e se le premette con forza insistente; poi d’un balzo fu alla seggiola dove erano il mantello e l’arma: impugnò questa, si gettò il mantello sulle spalle, si calcò il cappello in testa e prese l’aire verso la porta.

Pallida come una morta, gli occhi rossi, le labbra livide, gli si drizzò innanzi sua moglie.

Egli l’afferrò pur colle braccia immantellate, la strinse, ne baciò la fronte, gli occhi, la bocca.

— Giurami che sarai sempre degna di me, che farai degni di me i miei figli.

Ella non rispose che con un singhiozzo.

Pietro, con quella medesima frenesia, abbracciò i suoi figli, li baciò, li depose a terra, li respinse dalle sue gambe dove si serravano.

— Addio! — gridò con voce soffocata, e fuggì.

La donna cadde in ginocchio.