— No? — esclamò col massimo stupore Valneve. — Ah! eccelso capitano, io non sono un miracolo di acutezza mentale come siete voi, e ho bisogno che aiutiate un pochino il mio comprendonio. Perchè non potete battervi?

— Non siete voi ufficiale piemontese?

Ernesto Sangrè levò con atto fiero la testa.

— Sì signore.

— E dunque a noi ufficiali austriaci è proibito di batterci con ufficiali stranieri, senza prima averne ottenuto il permesso.

Una intensa rabbia cominciava a salire dal petto al cervello del conte di Valneve; ma pure si dominava tuttavia; solamente i pomelli delle guancie gli erano diventati un po’ più rossi, i suoi piccoli denti bianchi morsicchiavano i baffetti e la destra tormentava il pizzo di barba castagno che gli ornava il mento.

— Ah sì? — disse. — Ma se aveste codesto permesso, voi non esitereste più a battervi con me?

L’austriaco dall’alto della sua elevata statura gettò uno sguardo quasi di compassionevole disprezzo sul piccolo ufficiale piemontese, e rispose con un sogghigno:

— Se voi ci tenete assolutamente.

— Oh sarebbe un gusto così squisito!... Voi quindi domandereste quel permesso?