La donna diede un sobbalzo, non ispaventata, ma fortemente e inopinatamente sorpresa; i suoi occhi divennero più brillanti e si rivolsero sul giovane, rivelando fatto presente a sè stesso e alle condizioni circostanti lo spirito di lei: da quelle pupille brune balenò subita, ratta, una fiamma di splendore sinistro.

— Che c’è? Che volete? Chi siete? — domandò essa coll’accento il più fiero, dispettoso e sprezzante che avrebbe potuto usare la più superba donna della più orgogliosa aristocrazia.

Alfredo era pallido come uomo che sta per isvenire; ma tutta la sua vitalità, concentrata nel cuore, tutto l’ardore della sua passione raggiavano dall’intensità del suo sguardo; era straordinariamente bello in quell’atto, in quella commozione, con quello scintillìo degli occhi nerissimi. La espressione dello sguardo e della fisonomia nella baronessa cambiò d’improvviso. La figura del giovane, sopratutto la fiamma degli occhi, ebbero la fortuna di eccitare in lei più viva la memoria di altri occhi, di altra figura d’uomo che le stavano impressi profondamente nel cuore: le parve scorgere innanzi rediviva l’immagine d’un sempre diletto estinto, e tutta si commosse, e tremò da capo a piedi, e, portandosi le mani al petto, fu lei a vacillare, mormorando fra sè:

— Ah! gli occhi di Gian Luigi!

Il giovane non intese quelle parole, ma vide la commozione, il tremito, il vacillar della donna; se ne accrebbe il suo coraggio e tese le braccia per sostenerla. Ma ella, già fatta di subito padrona di sè, si trasse in là d’un passo, incrociò le braccia al seno, e guardò fissamente il giovane, attentamente, ma non più con apparenza ostile. Il domestico si affrettò a raggiungere la padrona coll’atto minaccioso di chi s’apparecchia a respingere un insolente.

— State in là, — gli disse freddamente la baronessa: — ho da parlare col signore.

IV.

Il domestico si allontanò nuovamente di dieci passi coll’ubbidienza disciplinata d’un soldato austriaco; e la donna, guardando sempre Alfredo, gli domandò con accento fatto gentile:

— Chi è dunque lei?... Che cosa può volere da me?

Alfredo parlò; cominciò balbettando, timoroso, con parole incerte, confuse, impacciate; ma poi a poco a poco si scaldò; la passione gli mise il sangue in bollore: non era più lui che cercasse le espressioni, ma fu un’eloquenza strana, concitata, pazza che prese violentemente possesso di lui, che gli sgorgò spontanea, impetuosa, delirante dalle labbra, che disse tutto, che rivelò tutto, che pose a nudo del giovane tutta l’anima, tutta la vita, tutti i pensieri, tutti i sogni, tutti gli spasimi, tutti i temerarii desideri e speranze.