Prima di uscire per recarsi al teatro, la sedicente baronessa ricevette un uomo che per essere introdotto presso di lei le fece pervenire un bigliettino su cui erano scritte queste poche parole: «Eccovi quel Michele di cui vi ho parlato.» Nello scritto la donna riconobbe la mano dei Pancrazi.

— Voi siete pratico di Parma affatto affatto? — domandò la Zoe a quell’uomo, squadrandolo bene.

— Sì, signora: — rispose il segreto agente poliziesco — ci andrei ad occhi chiusi dappertutto, come nella mia camera.

— E conoscete gli abitanti?

— Quasi tutti: saprei dire del primo venuto che fa, che dice, che pensa, e perfino quel che mangia. E se di alcuno, che vive ritirato, non lo saprei dire a prima vista, in poco di tempo mi sento capace di scovar fuori tutto quello che lo riguarda.

— Avete sentito parlare del conte Alfredo di Camporolle?

— Conosciutissimo! So dove abita, come vive, la società che vede, le case che frequenta.

— Andrà sovente a teatro?

— Tutte le sere: ci ha un palchetto al terzo ordine a destra.

— Va bene: ecco quel che dovete fare.