Guido le si fece dappresso sollecito, ammonendola amorevolmente.
“Via, non far così, mamma.... Lo sai che ti fa male.... Un po' di coraggio, te ne prego.... anche per questa poveretta che certo non ha mestieri la si stimoli al pianto.”
Volse gli occhi verso la fanciulla, e il contegno come la faccia di costei parevano voler dare la più ampia smentita alle ultime di lui parole. Essa, all'udir piangere, come tirata dalla curiosità, s'era fatta un poco innanzi, sporgendo il collo, aveva levato alquanto la testa e diretto lo sguardo sul volto della donna giacente; ma tale sguardo era senza espressione, pari a quello delle pupille di vetro in una statua di cera; e Guido che lo incontrò, ebbe la mente attraversata da un subito sospetto.
“Ma questa ragazza è scema:” pensò.
Maria, accortasi d'essere osservata dal giovane, chinò ratto gli occhi e si trasse nuovamente indietro, facendosi riparo delle spalle del parroco.
“Mia buona signora,” disse questi, commosso più che non volesse lasciare scorgerlo: “le lagrime non giovano a nulla, ed è dovere d'ogni cristiano rassegnarsi alla volontà del Signore. Marta visse una vita lunga e da virtuosa donna qual'era; ha fornito molto bene la sua carriera mortale, e ora riceve il compenso de' suoi meriti. Per tutto quanto le poteva ancora importare sulla terra, che è questa poveretta, aveva posto ogni speranza in voi, Anna; e il miglior modo di mostrare a quell'anima il vostro affetto e il vostro rimpianto è di soddisfare i suoi desideri.”
“E lo farò nel miglior modo che potrò,” disse la donna vivamente; “e d'ora innanzi Maria la considero come figliuola.”
Il parroco tolse commiato. Quando lo vide avviarsi, la ragazza si mosse ella pure per seguirlo e tornò ad afferrargli la falda del soprabito, come per farsi condur seco.
“No,” disse il sacerdote, “tu devi rimanere colla tua nuova famiglia.”
Maria supplicò mutamente con uno sguardo.