“Piglia tua cugina.”

A Guido il sangue diede un rimescolo; sentì le sue guancie impallidire, poi accendersi; un subito impeto lo assalse d'inveire contro chi aveva così parlato, e se ne ritenne a stento.

“Taci;” gli disse con fiero cipiglio: “questi non sono scherzi, ma sciocchezze.”

Per nascondere la sua emozione, si alzò e si diede a girare per lo studio, toccando questo e quell'oggetto senza ragione, e in fatti non sapendo quel che si facesse. Ma il peggio fu che quelle parole del buontempone fecero sorgere fra tutti i presenti un vero concerto di lodi e d'ammirazione alla ragazza. Guido stava come sui carboni ardenti, e si faceva forza per trattenersi dall'insultare quegli encomiatori di sua cugina, che pur si tenevano nei più stretti limiti delle convenienze. Gli pareva quella poco meno che una profanazione.

Si svestì della veste da lavoro con moto che pareva di rabbia, e infilando affrettatamente il soprabito, e piantandosi in testa il cappello:

“Usciamo,” gridò; “ho da uscire io.... ho bisogno di respirare aria libera.”

La verità era che il pensiero di pigliare Maria a modello della sua statua gli andava spesso per la mente, e senza spiegarsene bene il motivo, ne sentiva vergogna, e non osava confessarlo neppure a sè stesso.

Soventi volte gli avveniva che, solo, nel suo studio, ripensando a quei lineamenti che aveva impressi nel cuore e nel cervello, gli sembrasse di non ricordarsene più esattamente, di non aver presente più qualche minuta particolarità di quella fisonomia, precisamente come accade a chi guardi troppo fisso e troppo lungamente un oggetto, che la vista gli si confonde, e l'oggetto medesimo pare abbuiarglisi, e perdere la precisione delle forme.

«Quando abbassa lentamente quelle sue lunghe ciglia di seta dorata, la sua fisonomia piglia un fare raffaellesco che non ho mai potuto compiutamente afferrare; quando atteggia le labbra al suo superbo sorriso, gli è più qua e più là che s'incava nelle sue guancie quella cara pozzettina tutta grazia e avvenenza!»

Così dicevasi egli, e correva presso di lei a rivederla, col desio di chi da lunghi giorni non ha più visto cosa che gli è carissima. E ad ogni volta parevagli che una nuova bellezza gli si manifestasse.