«Eppure,» pensava altresì Guido tal fiata nella sua solitudine, «eppure manca qualche cosa in quella perfezione! Vi è ancora un grado superiore di bellezza a cui la potrebbe giungere. Che cos'è? Non so bene; ma direi che una lieve nebbia avvolga e veli tanto splendore, rimossa la quale, più viva e più eletta ne sarebbe la luce.»
Una volta che pensava appunto a codesto, mirando il fino e purissimo profilo di Maria, questa alzò il capo con quella sua solita mossa lenta e tranquilla, e volse verso Guido lo sguardo più freddo e più indifferente del solito.
«Ah! quello sguardo non ha vita, non è l'espressione d'un'anima,» disse il giovane fra sè. «È lo sguardo d'un automa, non rivela nè l'intelletto nè il cuore.... Ecco ciò che le manca. La scintilla del pensiero e dell'affetto. Oh! se un Prometeo venisse e infondesse in quelle belle membra il fuoco celeste!... Come? Possibile! Quella non sarebbe che una meraviglia di forma, e in essa non si conterrebbe il quid divinum, l'essenza superiore, la bellezza ideale cui adombra la corporea?... No, no: la sacra favilla è nascosta, ma vi è di sicuro. Felice chi la susciterà! E allora anche l'avvenenza delle forme ne sarà avvantaggiata e compiuta. Ah! se io....»
E non osò nemmeno formolare il pensiero che seguiva.
C'era poi delle volte che, mirando quell'inalterabile serenità dello sguardo di lei, Guido ne provava quasi dispetto. Avrebbe voluto far qualche cosa da scuoterla in un modo o in un altro, fosse pur anche eccitandone lo sdegno; ma per quanto tentasse questo mezzo e quello, la placidità contegnosa della ragazza non si alterava pur mai.
Un dì Guido era venuto a sedersi, come soleva spesso, vicino alla fanciulla che lavorava al suo solito posto; la madre dello scultore non era molto lontana, Anna e il figliuolo parlavano interrottamente; la giovane, come l'usato, se non la s'interrogava, taceva. Guido ammirava, come se non le avesse viste mai, le sempre più belle fattezze di Maria; e in quel momento, fosse la sua intima emozione che lo illudesse, fosse la realtà, credeva di scorgere nel volto di lei una traccia, non dirò di tenerezza, ma di sentimento. Anzi, ad un punto ch'essa levò il viso, per guardare traverso i vetri della finestra (che erano chiusi) o il cielo, o la casa dirimpetto, o due rondini volanti, o forse nulla di preciso, parve a Guido che un lampo di pietoso e di benigno affetto passasse sui lineamenti di lei. Egli si sentì inondare il cuore da una nuova commozione, come se gli fosse apparsa a sorridergli allora lusinghevolmente la Dea della speranza.
Poco di poi Maria lasciò cadere le sue forbicine; e l'artista lesto a chinarsi per raccoglierle. La ragazza si curvò anch'essa, e abbassò la sua bianca mano a prenderle. I due giovani, chini ambedue, si toccarono leggermente; e Guido con un lieve fremito dolcissimo nelle fibre, sentì sulla guancia, sulla fronte, sul collo scorrere soave una ciocca dei capelli di Maria. Fu per lui un istante di delizia ineffabile: il cuore gli batteva ratto ratto e forte forte, sì che gli pareva doversi rompere, dandogliene un tormento insieme e una gioia da non potersi esprimere. Le destre d'ambedue trovarono le cercate forbici, incontrandosi; Guido prese colla sua calda e fremente la fredda mano di lei, che pareva di marmo, e la tenne un poco, e la strinse. Non la più lieve pressione, non il menomo moto gli rispose, nè pure un tentativo per isvincolarsi; ma, sollevando egli le pupille, incontrò quello sguardo vitreo, in cui non c'era rimprovero, nè stupore, nè emozione di sorta, ma la solita freddezza, che gli parve fatta più ingrata da una fugace espressione d'ostilità.
Guido abbandonò quella mano, arrossì un poco, e si trasse in là, imbarazzato e indispettito.
Maria, prima di ripigliare il suo lavoro, lasciò cascare quasi sbadatamente lo sguardo sui vetri della finestra, e questa volta visibilmente apparve sul suo volto un sentimento che avreste detto di compassione.
Lo scultore sorse subito in piedi, e guardò ancor egli in quella direzione; vide a una finestra di prospetto una tendina abbassarsi prestamente sotto la mano d'un uomo che si ritraeva.