Pietro in un attimo scese dal terrazzo e fu al fianco dell'operaio: ne prese il braccio con amorevole domestichezza e lo fece avviare di buon passo giù della strada.

Camminarono un bel tratto senza parlare. Atanasio non si avventurava ad interrogare; Pietro pareva provasse alcune difficoltà non leggiere a cominciare il discorso. Fumava rapidamente, guardava intorno, sospirava forte; finalmente ruppe il silenzio dicendo con un risolino forzato:

“È strana! sai tu che in questo momento io ho addosso un'ansietà che mi dà un'agitazione delle maggiori ch'io abbia provato mai? Questo non l'avrei creduto.”

“Che cos'è?” domandò Atanasio, tanto per dir qualche cosa. “Le capita forse alcuna contrarietà?”

“No, contrarietà.... quello che provo io, vuoi che te lo dica?... è timore.”

“Timore!... di che?”

“Gli è che adesso adesso si sta decidendo la sorte della mia vita e dipende da una parola la mia felicità.”

Atanasio si fermò su due piedi, stranamente turbato a un tratto.

“Oh come mai?” dimandò egli.

“Eccoti le confidenze.... sarai il solo che le abbia ricevute, fuori de' miei genitori. Amo Lucietta, e l'amo tanto che nol posso dire.”