Lo scultore sollevò le mani ancora serrate verso la statua, come si fa da un devoto, pregando, e parlò con voce sì dolce, che la fanciulla nascosta se la sentì penetrare nel cuore.

“Che occhio umano t'abbia da vedere fuori che il mio, o diletta, no, no, non lo voglio. Tu sei mia — e solamente mia, tu creta da me plasmata sull'immagine di quell'angelo adorato, — tu mi appartieni, e ti possiedo senza contrasto, ignoratamente, e tutta!... Neppur essa mi ti può togliere; neppure la sua ostile freddezza può contenderti a me. Io t'ho formata, più che colle mani, coll'anima mia; tu sei la visione della mia fantasia fatta realtà; tu sei la parte migliore del mio cuore estrinsecata.... T'amo sai, t'amo; e a te lo posso dire, e in te non vi ha come in lei cipiglio severo che mi gela sul labbro le parole, e innanzi a te ho coraggio di tutta effondere la passione che m'arde.”

Salì sullo sgabello e vi si acconciò mezzo inginocchiato, mezzo seduto innanzi alla statua.

“Oh sorridimi, diletta mia!... Oh guardami Maria!... Abbi tu almeno pietà di me.... Non sai? Ella è più insensibile del marmo in cui vo' tradurre le tue sembianze, ella ha sotto le sue carni meno cuore di quello che abbia tu nel tuo corpo di creta; ella che nulla vide mai del mio turbamento al suo cospetto, che nulla sentì mai di questa febbre d'amore che m'arde per lei!... Sorridimi, sorridimi.... Ah no! non è questo ancora il sorriso che ti vidi ne' miei sogni.”

Si drizzò di scatto e fu per portar la mano sul volto della statua; ma si trattenne.

“No, no.... ch'io più non ti tocchi.... Non può più oltre l'arte mia.... e desiderio d'uomo, per quanto intenso, non può compire miracoli.”

Scese dallo sgabello e si pose a passeggiare per la stanza, la fronte china. A Maria s'accrebbe l'ansia. Dopo un istante, Guido tornò a fermarsi innanzi alla statua.

“E dire che a lei non oserò mai parlare come parlo a te! ch'ella ignorerà forse per sempre ciò che accade in quest'anima!... Se lo sapesse, s'io le svelassi la mia fiamma, chi sa ch'ella non avesse da esserne commossa! Se le dicessi come tutto l'esser mio anela verso di lei; come e dì e notte, e veglie e sonno, e cuore e cervello, e pensiero e sensi, tutto in me è pieno di lei, della sua immagine, d'uno spasimante desiderio, d'un incessante delirio per essa! Come ogni suo atto è per me una seduzione, come il vederla è una necessità della mia vita, come degl'impeti di passione m'assalgono nel contemplarne la bellezza da gettarmi in terra a baciar l'orma dei piedi suoi!...

“Oh destare quell'anima assopita in tanta avvenenza di forme, suscitarne la potenza d'amore, farla palpitare sotto il mio amplesso e fruirne i primi, i celesti, i casti trasporti, e fare sbocciare dalla fanciulla la donna, fare scoppiare dalla superba indifferenza il palpito espansivo, il voluttuoso abbandono dell'amore! Sarebbe il paradiso sulla terra. Darei per possederlo il mio sangue, tutta la vita che mi rimane....

“Tu non sospetti nemmeno, o Maria, che cuor d'uomo possa accogliere e sopportare tali tremendi spasimi, che sono inesplicabili e potenti come la morte, che sono un nulla e che contengono l'universo. T'amo con tutta la potenza dell'anima. T'amo, come non ho amato mai, neppure il tanto seducente fantasma della gloria. Per me, e gloria e felicità e amore e tutto si comprende in un tuo sorriso.... T'amo, e tu sei più insensibile che questa fredda creta, e tu frapponi fra il mio cuore e il tuo una barriera di ghiaccio.... Oh quanto mi fai soffrire, tu non lo sai!”