E come vide che quell'altro voleva parlare, soggiunse vivacemente:
“Ah! non domandarmi nulla, non dir nulla. Soffro, e m'arrabbio;... e m'è caro soffrire. Giudicami pure un pazzo: lo sono; ma abbi tu buon senno e la generosità di non darmi nè consigli, nè conforti, nè di farmi interrogazioni a cui non risponderò.... Addio.”
Quell'altro uscì stringendosi nelle spalle, dopo avere stretta la mano all'amico con pietosa sollecitudine.
Quando Guido si credette solo, serrò a chiave l'uscio dietro l'amico partitosi, andò lentamente alla statua, e la scoprì con un certo rispetto. Poi le si pose dinanzi e stette a contemplarla, rapito, con tanta passione nello sguardo che era una tenerezza il vederlo.
Durante il colloquio dei due artisti, il cuore di Maria aveva con profonda emozione palpitato. Diverse e le più nuove sensazioni si contendevano il suo animo. Temeva d'essere scoperta colà ad ogni momento. Che avrebbe detto, che avrebbe fatto, se mai la trovassero lì appiattata? Dio che vergogna! Quale confusione!
Frattanto le parole di Guido, che rivelavano tanto amore, la conturbavano tutta e con una soddisfazione, di cui non avrebbe immaginata l'uguale mai. Trovò lento a partirsi quell'importuno che era venuto con Guido; e poi, quando colui fu uscito, ed ella si seppe sola con lo scultore, una specie di paura, un malessere la invase, che le fece desiderare qualcheduno sopraggiungesse. A questa inquietudine, della quale non sapeva, nè cercava pure di darsi una ragione, ella attribuì il rapido battito del suo cuore, fattosi così forte che fu costretta a porvi su una mano, come per frenarlo. Mai non aveva provate così acute emozioni; se ne stupiva, e un intimo senso, di cui non era padrona, glie le faceva trovare, nella loro violenza, dolcissime.
“Ah! ancor io ho un cuore!” si disse ad un punto premendosi più forte il petto con ambe le mani.
A traverso una commettitura del paravento, ella poteva scorgere per intiero quello che succedesse nello studio, e l'occhio suo, più vivido e animato dell'ordinario, vi lanciava uno sguardo di cupida curiosità.
Guido, le mani giunte, stava in muta adorazione innanzi al simulacro di lei. Le chiome scure, gettate all'indietro, lasciavano scorgere in tutta la sua bellezza, la vasta e intelligente di lui fronte. Gli sguardi lampeggiavano; le labbra semichiuse in una specie di sorriso, che avreste detto estatico, lasciavano passare grave quasi affannoso il respiro. Nella sua figura, nel suo aspetto, nel suo contegno, egli aveva forza insieme e grazia, l'imponenza della virilità congiunta a tutta la tenerezza della passione.
Maria lo mirava con involontario, inavvertito commovimento. Il Guido di quell'istante, essa non lo aveva visto mai. Le pareva una rivelazione.