“T'amo, Guido, sì t'amo, ancor io!”
Per un istante l'artista non credette a sè stesso; dal suo petto ansante, dalle sue labbra tremule non potè uscire che un grido, ma un supremo grido di gioia; poscia, inginocchiato com'era, afferrò le mani della fanciulla e con un fremito d'emozione ineffabile, disse:
“Tu mi ami! Oh ripetimi questa magica parola che mi cambia in un paradiso la miseria della vita! Io ti amo, Maria, sconfinatamente, santamente, eternamente! come non ho amato mai, come non ho creduto mai neppure che uomo potesse amare sulla terra....
“Quante volte ho desiderato gettarmi così, come ora sono, ai piedi tuoi, a quei leggiadri tuoi piedi che sì lievemente ti fanno sorvolar sulla terra, e dirti che t'amo e morire! Quante volte ho sospirato su queste tue esili bianche manine appoggiare un istante il mio volto, premere le mie labbra e lasciar sovr'esse l'ultimo soffio coll'ultimo bacio!... Amami, o Maria. La felicità è un corrisposto amore. Oh dimmelo ancora che tu mi ami! Questa tua parola ha traversato la mia esistenza come un lampo illuminandomi un Eden vagheggiato: deh! non fare che come un baleno pure passi e si dilegui! Ho bisogno di sentirla ancora.... e sempre!... Non si può credere così facilmente a tanta ventura. O cielo! Ma è ella probabile! Ed è per me, proprio per me? Per questo cuore che qui palpita? Dimmelo, dimmelo ancora.... Io l'ho meritata questa gioia dopo tutto quel che ho sofferto; io ben lo merito per l'immenso amore che ti porto.”
“Guido!” mormorò dolcemente Maria, ma con infinita tenerezza nell'accento.
Ed egli viepiù accalorato da quella voce:
“Nessuno t'amerà mai, nessuno ti può amare come io ti amo. Senti questo palpito irrefrenabile che mi rompe il petto; lì c'è la passione di tutta la vita d'un uomo.”
E drizzatosi della persona, si levava verso di lei, spasimando, anelando, spirando voluttà ed amore dagli occhi. La fanciulla affascinata, commossa a quell'ardenza che tutta la investiva, a quel palpito di cuore che sentiva corrispondere al suo, a quel suo palpito che mai non aveva ancora provato prima; la fanciulla si chinava da parte sua verso quel capo di sì potente bellezza, raggiante essa pure nel volto di desiderio e di passione.
Ma ad un tratto ella si riscosse, mandò un grido, respinse l'amante, si sciolse dalle braccia di lui che l'avevano avvinta. Egli vide a due passi da sè, quale aveva tentato riprodurla coll'opera della sua mano, la vergine leggiadra, la luce dell'intelligenza e dell'affetto nello sguardo, dritta in nobil mossa, cinta di virtuosa dignità, pallida pallida e colle labbra scolorite che le tremavano.
Le si rivolse colle mani giunte: