“Maria!...”
“Non più!” diss'ella con voce tutta ancora commossa. “Non più una parola, ti prego.”
Egli sorse e volle avvicinarsele.
“Lasciami,” gridò ella vivamente, “lasciami, ho bisogno d'esser sola.”
E ratta sparì dietro la tenda che pendeva dall'uscio dove faceva capo la scala del quartiere superiore.
Guido rimase là piantato a guardar quella tenda che era ricaduta dietro i passi di Maria, come chi guarda il luogo per cui è sparita una carissima visione, quasi credendo d'aver sognato.
Maria corse a rinchiudersi nella sua cameretta.
XIV.
Maria si sentiva come sbalordita e non vedeva nulla intorno a sè; il cuore le batteva, le batteva; la fronte le abbruciava: non riconosceva più sè stessa.
Andò alla finestra con moto macchinale e l'aprì per cercare nell'aria di fuori un refrigerio all'ardore della sua faccia. Correvano i primi giorni della primavera. La brezza era di quelle che ti appaion fresche alla prima impressione, ma pure hanno in sè un tepore, il quale, quasi latente, s'insinua nelle nostre vene e fa scorrere il sangue più rapido e lo spinge con tumulto al cervello e al cuore; quell'auretta di aprile che suscita la vita nelle piante, i canti amorosi negli augelli, il rinnuovamento in tutta la natura.