Maria la sentì intorno alle sue tempie, codesta auretta, e un lieve gradito brivido la invase. Essa le ricordava l'anelito appassionato di Guido che erale passato sulla fronte.

Innanzi aveva la casa in cui abitava quel giovane che l'aveva chiesta in isposa e che era partito disperato pel rifiuto di lei. Perchè la vista di quell'infelice non le aveva nulla destato nel cuore? Egli aveva pure amorosi e supplichevoli e adoratori gli sguardi! Mostrava pure il suo aspetto quanto sentisse e quanto soffrisse per essa! E perchè non ne aveva ella provato che assai sterile compassione? Quel giovane avrebbe saputo, avrebbe potuto dirle quelle calde parole, con quell'irresistibile accento che l'avevano vinta in bocca di Guido? Oh no, certo! Niuno al mondo le sembrava potesse parlare come Guido le aveva parlato poc'anzi.... Ed ecco penetrare nel suo pensiero con cara violenza l'immagine dello scultore tutto fuoco nello sguardo, tutto passione nell'accento.

Ella strinse le mani, e con involontario prorompere esclamò:

“Com'era bello!”

Poi subito arrossì e si vergognò di sè medesima e un altro pensiero le occupò la mente.

“Oh amare e non essere amati: dev'essere un gran tormento!”

E il suo sguardo ricadde più pietoso sulle finestre chiuse dell'appartamento di prospetto.

Successe allora una confusione nel suo cervello, dal quale parve fuggisse ogni pensiero; sembrò che l'intorpidimento di prima volesse riprendere possesso dell'anima e dell'intelligenza di lei.

Nella strada andava, veniva, si agitava la folla dei passeggeri. Poco lontano, dalla parte opposta della strada, era un giardino al di sopra del cui muro sorgevano le cime degli alberi nelle quali cominciava a sorridere il gaio verzigno di qualche fronda. Su quei rami scossi dalla brezza d'aprile, saltellavano, si rincorrevano, cinguettavano, esultavano lieti della vita e dell'ora del tempo in un allegro pispiglio, i passeri linguacciuti e petulanti. Da quel giardino, commisto a quel tepore primaverile dell'auretta, veniva sino alla fronte, alle guancie, alle nari, alle labbra di Maria il profumo dell'erbe e dei fiori novelli. Il cinguettío degli uccelletti, il ronzío della folla nella strada, il fruscío dell'aura negli alberi, tutto s'univa con un'armonia segreta e indefinibile che la fanciulla non comprendeva, ma assorbiva, per così dire, con inesplicabile voglia e desio.

A un punto giunse alle orecchie di lei la voce fresca d'una donna che cantava un'affettuosa canzone. Maria sollevò il capo a guardare in alto donde scendevano le allegre note.