Era ad una finestra del quarto piano. Una giovinetta, forse dell'età medesima di Maria, vi stava lavorando. L'atteggiamento n'era graziosissimo ed avvenente. Sul volto, chinato al lavoro, vedevasi la floridezza della salute e della gioventù e l'ilarità d'un cuor contento. La canzone ch'ella veniva cantando era d'amore.
A un tratto la cantatrice s'interruppe mandando un piccol grido e volgendo bruscamente la testa verso l'interno della stanza, come se qualcheduno vi fosse entrato allor allora. Un vivo rossore si diffuse sulle sue guancie e il lavoro le cadde di mano. Tosto comparì alla finestra accanto a lei la maschia figura d'un giovane operaio. Si pigliarono le mani e se le strinsero: si guardavano come se intorno a loro non esistesse il mondo; si sorridevano, si parlavano vivamente a voce sommessa.
Maria era tutta turbata. Levò lo sguardo al cielo; le parve più bello che mai l'azzurro del sereno; il sole che splendeva allegramente le tornò come un sorriso di felicità dell'intera natura: tutto il mondo le apparve sotto un nuovo aspetto.
“Sono amata!” mormorò con infinita dolcezza, quasi compiacendosi della dilettosa armonia che sentiva riposta in queste parole. “Sono amata!”
Le venne in mente d'improvviso tutto il suo passato.
Si vide bambina ancora al villaggio natìo; vide la figura della nonna che la guardava con occhio amoroso; vide le coste erbose della sua montagna, dove godeva sdraiarsi all'ombra delle roccie muscose, mentre intorno le pascolavano le capre. Si ricordò delle ore che passava colà immobile, guardando l'acqua del torrente che scorreva, ascoltando la gran voce della natura, cui non capiva.
Era meditazione, era pensiero quel suo allora? No; era un sopore, era un intorpidimento. Ora ella era bene la medesima di quel tempo, ma pure quanto diversa!...
Più tardi, per le amorevoli cure della buona cugina, erasi desto dapprima il suo intelletto; aveva capito ed appreso; ma il cuore aveva continuato a sonnecchiare; fino a quel dì non aveva pur sentito, fuorchè leggermente, il bisogno d'una nuova vita, non aveva creduto mai, nè pur pensato, che potrebbe amare.
E tanto più amar Guido!
Ella si ricordò la prima impressione che in lei aveva fatto quel gran cugino sconosciuto, che le era capitato al villaggio in una giornata così infausta della sua vita. La ne aveva avuto paura dapprima, poi per lungo tempo soggezione. Rammentò quella specie di disdegno che Guido aveva provato in seguito per essa, quando s'era stancato nell'opera di istruirla; e si ricordò come, anche allora, essa ne avesse sentito vergogna e dispetto, che aveva accuratamente nascosti. Le tornavano in mente quegli istanti in cui, per un impulso segreto che non aveva mai cercato di spiegarsi, sin da giovanissima ella rimaneva sovraccolta ad ammirare la bellezza e l'espressione dei lineamenti di Anna, e nel mirarli provava un'intima dolcezza, e si disse ciò che non si era detto mai: chè quella era pure la bellezza di Guido, tanta era la rassomiglianza fra madre e figliuolo! Poscia riandava l'epoca in cui Guido era partito, e tutti le tornavano a mente, parola per parola, i colloqui in cui Anna aveva esaltato il suo figliuolo con tanto calore, e si stupiva, come ora, non avendoci pensato più, pure le ritornassero così presenti alla memoria.