L'operaio obbediva zelantemente; in quei giorni tutte le ore che aveva libere, le passava con Lucietta: e sapeva così bene condurre il discorso, che parlavano il più spesso dei tempi passati, prima del matrimonio di lei, delle ore che trascorrevano così leste e così liete nelle belle sere estive sull'aia della casetta di papà Taddeo; e Lucietta, che vedeva il volto sempre cupo ed arcigno dell'operaio rasserenarsi, e capiva quanto bene gli facessero siffatte chiacchierate, gentilmente e con amorevole bontà vi si prestava.

La infelice non sapeva, colla sua generosa e caritatevole debolezza, quale ardore ponesse nel sangue di quell'uomo, quali folli idee nella mente, quali audaci e impossibili sogni nella fantasia! Quando Pietro ritornava, Atanasio allontanavasi di nuovo, si rifaceva più solitario e più taciturno; ma fra sè e sè continuava a pensare agli avuti colloqui, interpretava a suo modo, o per dir meglio a gusto della sua passione, parole ed atti di Lucietta, si guastava lo spirito e la ragione col martellare continuo d'un'idea fissa. La sua diventava così, per davvero, un'infermità del cervello, una monomania.

Allora appunto, quando era al suo apogeo questa morale esaltazione del disgraziato, Pietro ebbe a partirsi di là per quattro o cinque giorni, affine di procacciarsi certo nuovo combustibile di cui voleva fare esperimento in una nuova maniera di forni. Ferveva più che mai il lavoro; per la fine della settimana dovevasi dare compìta una certa fusione importantissima e di grandi proporzioni, per cui da tanto tempo s'era in moto ad aggiustare le forme, preparare il materiale, acconciare gli alti forni. Prima di partire, il principale ebbe a sè Atanasio, e gli disse:

“Mi tocca abbandonare la fonderia proprio in un momento de' più importanti e in cui si richiederebbe imperiosamente la mia presenza; ma urge pure all'estremo andare per quel tal affare nel quale non posso farmi sostituire da nessuno. Invece qui alla fonderia lascio te, che sai, e sei capace, e di cui mi fido interamente; adunque su te, mio caro Atanasio, tutto il carico fino a sabato. Io arriverò immancabilmente venerdì sera; voglio trovar tutto pronto, perchè sabato mattina di buon'ora si possa cominciare il gitto; bada bene di preparare ogni cosa, e non voglio sentir poi pretesti nè scuse. Hai capito?”

“Sì signore.”

“Dunque ci conto sopra. Ricordati bene! A venerdì sera.”

Il signor Frangia partì. Atanasio non ebbe in realtà altro pensiero fuori questo: — Lucietta è sola! — La giovane donna, per maggior fatalità, mai non era stata così benigna ed amorevole all'operaio, nel quale non vedeva che il compagno d'infanzia, l'amico devoto, la persona di maggior fiducia di suo marito.

L'esaltazione di Atanasio era al colmo. Pensava rapire Lucietta e fuggire; gettarsele ai piedi, confessare il suo amore, domandarle il contraccambio e poi uccidersi; passare un giorno, un'ora di felicità con lei, e poi morire tutti e due. Contava i giorni. Ancora settant'ore, e poi il marito sarebbe ritornato; — e quella volta, prima che egli venisse, doveva compiersi qualche gran fatto; — lo aveva giurato a sè stesso, se lo veniva ripetendo le mille volte lungo la giornata; si diceva per incitarsi, per irritarsi vieppiù, che egli sarebbe stato un vile se al ritorno di Pietro le cose fossero rimaste come prima, ed egli avesse continuato a sopportare in silenzio lo spasimo della sua passione.

E mentre siffatta battaglia gli ruggiva nell'animo, egli rimaneva calmo, taciturno, e freddamente tutto disponeva come se fosse il più tranquillo uomo del mondo, perchè puntualmente fossero obbediti gli ordini del principale.

Non c'erano più che due giorni all'arrivo di quest'ultimo.