Erano il primo e l'ultimo degli operai. Atanasio saltò fuori dalle file.
“Non ha nulla da dirmi signor Pietro?” gridò egli con voce alta e sonora.
C'era tanta sfida nell'accento di quelle parole che Pietro si volse con aria di profondo risentimento.
“Vi parlerò domattina:” rispose asciutto ed imperioso. “Ora fate quello che vi dico.”
Se n'andò il principale, partirono gli operai, rimasero soli nelle officine Atanasio e quell'altro che doveva essergli compagno. Il primo di questi due scoppiò in una risata, proprio da pazzo.
— Ah, ah il vile! — esclamò, parlando a sè stesso. — Vuole prorogare fino a domani la tragedia.... Vuole avere ancora questa notte per sè..... Questa notte?... Giuro al cielo e all'inferno!... —
I forni incandescenti mandavano un calore veramente infernale, e quell'altro, facendolo notare ad Atanasio, propose di allontanarsi un poco.
“Eh via! tu senti caldo!” rispose il forsennato. “Minchione! to'! bevi: questo ti rinfrescherà.”
E porse al compagno la bottiglia del cognac, che l'altro non si fece pregare di molto per mettere alla bocca.
“Bisogna anzi aggiungere ancora del carbone:” gridava Antonio. “Animo! Mano alla pala, e giù combustibile.”