E congiungendo l'atto alle parole, cacciò a palate monti di carbone sul fuoco.

Due ore dopo batteva la mezzanotte al campanile del villaggio: tutto era silenzio come in un cimitero, non si udiva che il crepitare del fuoco e il ribollire del metallo in fusione. Girolamo, finita la bottiglia del cognac, si era addormentato in un cantuccio sopra uno stramazzo. Atanasio, accoccolato in faccia allo spiraglio ardente della fornace, le mani sulle ginocchia e la faccia nelle mani, pensava.

— Aspettare fino a domattina!... Perchè?... E poi che avverrà egli?... Mi scaccerà.... Forse mi vorrà umiliare in presenza di tutti.... Oh no per Dio!... Non lo vo' tollerare.... È meglio finirla... Finirla subito, e tutti! Sì, tutti! Lasciarli dietro di me a godersi il loro amore? No: per la maledizione di Dio!... Un poco d'acqua in quel metallo in fusione, e si salta tutti in aria, la fonderia, la casa, tutti!... Oh sì, che bello spettacolo! —

Rise e si alzò con impeto, per mettere in esecuzione quell'orribile progetto. Ma nel migliore ebbe paura. Aveva già in mano una secchia per gettarla e si trattenne. Come se avesse avuto sentore del pericolo, Girolamo in quella si svegliò.

“Che fai tu costì?” gli disse.

“Nulla,” rispose Atanasio: “Ho una sete che mi strugge le fauci, e pensavo di andare per un po' d'acqua fresca.... Appunto, fammi il piacere, vacci tu.”

Girolamo si scosse come un can bagnato, prese la secchia ed uscì.

Atanasio, senza aver bene coscienza di sè stesso, saltò contro uno de' forni, il più grande, e con una gran mazza di ferro percosse nell'usciolo che ne otturava l'uscita. Un zampillo di fuoco sprizzò fuori lanciando scintille da tutte le parti. L'operaio ebbe appena il tempo di gettarsi in là, le bocche delle forme non erano ancora aperte e il rivolo di fuoco, come la lava d'un vulcano, precipitava rapido e stendevasi al suolo empiendo tutto di fumo, crepitando, fremendo, rombando. Atanasio spaventato volle gettarsi a tentar di tappare di nuovo quella uscita. Era impresa oramai sovrumana, impossibile: il fiotto impetuoso del liquido incandescente s'era aperto un largo passaggio e non era più un zampillo, ma un vero fiume ribollente, impetuoso, che si riversava per terra. Atanasio, assalito da alto terrore, gettò un grido spaventoso d'allarme e fuggì smarrito.

Incontrò sulla soglia Girolamo che veniva correndo, spaventato ancor egli da quel grido, che aveva udito risuonare per la notte.

“Che cos'è?”