Era un genio davvero. Dio glie ne aveva data la scintilla immortale. Egli la volle nascondere, e fece che traversasse ignorata la vita terrena.
Non vi dirò il luogo in cui il mio eroe, circondato d'oscurità, mise per anni ed anni tutto il suo impegno a tener segregata dal mondo la luce della sua intelligenza. Gli ho promesso di tacerlo, e coll'ultima stretta di mano che abbiamo scambiata, ho dato ragione alla sua misantropica e valorosa rinuncia. Il suo nome, ch'egli decretò e volle seppellito nel più profondo oblìo, non comparirà su queste carte. A me stesso egli lo tacque, e se anche ho potuto indovinarlo, non contristerò, svelandolo, la memoria di quell'anima infelice.
In uno degli ultimi nostri colloqui, egli mi diceva, con un cotal suo sorriso, tra bonario ed amaro, che gli era abituale:
— Se invece di questo cimitero di campagna, in cui un'erba pietosa e non curante agguaglia tutte le fosse e circonda tutte le croci, il mio cadavere avesse da essere seppellito in un camposanto cittadino, dove si fa pompa di lapidi e di iscrizioni, vorrei che sulla mia tomba modesta si scrivesse superbamente: «QUI GIACE UN ANONIMO.» —
Codesto suo detto, fate conto che sia l'epigrafe della mia narrazione.
II.
Dunque gli è in un villaggio, — in una remota regione — che l'ho incontrato.
Un mio nobile amico ha colà una gran tenuta intorno ad un'antica e vasta casona, che in paese chiamasi il castello, dove si conservano da tempi lontani, tradizioni rispettatissime d'una gentilezza ospitale senza eccezione.
Il paese è vicino alle montagne; un contrafforte delle Alpi allunga nella pianura le sue radici, a variare di collinette e di valloncini l'amenità dell'imboschito terreno; intorno all'antico palazzo si stende un giardino abbastanza vasto per potersi insuperbire del titolo di parco.
Una vegetazione ricca, fresca e feconda veste le chine dei colli con albereti leggiadri alla vista, e porge, anche contro l'insolente saettare del sole di mezzogiorno, gradevoli ripari d'ombra, rallegrati dal venticello della montagna. Al piede di quella collina, su cui il castello innalza le sue muraglie annerite, il villaggio — povero assembramento di casipole, che somigliano a capanne — si sdraia, direi quasi timidamente, e par che cerchi nascondere i suoi tetti, la maggior parte di paglia, alcuni di lastre di pietra, sotto le fronzute chiome di castagni e di noci, che crescono e s'innalzano a mirabili proporzioni da ogni orto, da ogni praticello.