»La singolarità di costui che alla pioggia battente e mentre la notte veniva se ne stava tranquillo a contemplare un paese a cui egli era sicuramente estraneo, lontano ancora da ogni abitazione, mi fece rallentare il passo per osservarlo. Egli era così preso nella sua contemplazione e ne' suoi pensieri, che non badò punto a me. La scena ch'egli mirava, a me non pareva degna di tanta attenzione. La pianura era invasa presso che tutta dalla nebbia, la quale si avanzava come strisciando verso la montagna, mentre sulla sommità di questa discendevano dal cielo scure, unite, pregne di pioggia le nubi: parevano due eserciti che si movessero incontro per venire a battaglia; e in mezzo a loro non rimaneva sgombra che una lista di terreno, in cui, addossate al colle, biancheggiavano le casupole del villaggio.
»Io non gli avrei badato dell'altro, chè la pioggia crescente mi consigliava a non indugiarmi, e nell'aspetto di quell'uomo mi pareva di scorgere qualche cosa di strano, che, se non era di birbo, era di matto; ma il mio cane corse verso di lui, e gli si piantò dinanzi abbaiando. Egli si riscosse, volse uno sguardo, che mi parve tranquillo e mesto, verso la bestia, e abbassò una mano alla sua coscia, a fare un atto di richiamo. Il mio Fox fu tosto rappaciato; scodinzolando gli si accostò tutto festevole, e alla prima carezza che lo sconosciuto gli fece passandogli una mano sulla testa, alzò le zampe anteriori al petto di lui, quasi a dargliene un abbraccio di amicizia.
»Io che all'istinto dei cani credo più che alla ragione degli uomini, mi dissi subito che quello non doveva essere un birbante.
»Abbasso Fox: qui Fox! gridai.
»Il cane m'obbedì, e il forestiero si volse verso di me.»
“Oh non tema!” mi disse con voce rauca e melanconica, che mi fece una strana impressione. “Colle bestie, e specialmente coi cani, io sono nelle più amichevoli relazioni; non ho mai fatto male a nessuno di loro, e nessuno di loro — no nessuno! — non ha mai fatto male a me.”
«E accompagnò queste parole con un sorriso di tanta amarezza, che gli accrebbe nel volto l'aspetto di alienazione che gli avevo già notata. Parlava italiano, ma con un accento di altre provincie che non sono le nostre subalpine.»
“Questa buona bestia è sua?” riprese poscia, schivando col suo il mio sguardo, come se temesse di mirarmi in faccia.
“Sì:” gli risposi.
“Il proverbio dice che il cane è l'amico dell'uomo. Creda al proverbio. È il solo amico.”