“Non mi dite nulla, non mi dite nulla, ve ne scongiuro.”
Si lasciò ricadere sopra il sasso, e stette un poco con le braccia sulle ginocchia e la testa reclinatavi su, tutto raccolto e in ogni suo membro tremante.
Poi tornò a sollevare il capo, si ravviò macchinalmente le chiome che gli scendevano sulla fronte, prese il cappello che era in terra, e se lo mise in capo; quindi girò verso me i suoi occhi, ora affatto spenti. Aveva nuovamente l'aspetto smemorato e mezzo scemo che gli era solito; il suo volto era pallido e le labbra scolorate più di prima.
“Ella,” riprese a dire colla voce cavernosa e fioca che gli conoscevo abituale, “ella ha udito i vaneggiamenti d'un povero pazzo. Spero che vorrà tacerli a tutti.... Oh per pietà non dica nulla!...”
“Tacerò;” risposi: “ma bisogna ch'io le parli....”
S'alzò di scatto, e agitando le mani verso di me balbettò con accento d'uomo stanco e sfinito:
“Non adesso, non adesso per carità!”
E senza lasciarmi aggiungere una parola, si allontanò a gran passi; ma quando fu alquanto discosto si fermò e volgendomisi anche una volta colle mani giunte:
“Silenzio!” disse: “mi raccomando.”
Poi continuò con passo barcollante la sua strada.