Per due giorni mi fu impossibile rivederlo: al terzo dì, Ambrogio venne al castello tale e quale com'era sempre; approfittando d'un momento, in cui nessuno poteva udirci, sollecito mi disse:

“Ella vuole parlarmi, ed ancor io voglio parlare a lei. Domani mattina venga a casa mia.”

Aspettai con ansiosa sollecitudine il mattino seguente; e, levato appena il sole, scesi a gran passi la collina verso il villaggio.

Ambrogio era sulla soglia della sua casa. Mi salutò con una certa solennità e mi fece entrare nella sua povera abitazione.

XI.

Fui introdotto in una stanza a pian terreno, spoglia, con poca luce e affumicata; essa al maestro serviva insieme di cucina, di tinello e di camera da dormire. Una scala, a mano destra di chi entrasse, menava ad una stanza superiore, della quale Ambrogio aveva fatto la scuola e lo studio, essendo più chiara, più arieggiata e più salubre.

Quando fummo tutti e due in quest'ultima stanza, il maestro sedette e mi fece segno sedessi; poi cominciò a parlare con voce debole ed esitante, tenendo timidamente lo sguardo fisso a terra, come uomo che non osa levarlo in faccia al suo interlocutore.

“Non mi lasciai vedere in questi ultimi giorni, perchè avevo mestieri di prepararmi al colloquio che avrebbe avuto luogo fra noi; avevo bisogno di sapere che uomo fosse quello che sventuratamente aveva sorpreso il mio segreto.”

Io feci un movimento di sorpresa; egli continuò senza scomporsi:

“Appresi che Ella, forestiero a questa terra, l'avrebbe presto lasciata; e già sapevo come fosse pure uno di coloro che si lasciano consumare le carni dalla veste di Nesso dello scrittore. Ciò riuscì a tranquillarmi un poco; tal sorta di uomini sono tutti corteggiatori ardenti d'una divinità implacabile e crudele, ch'essi chiamano la fama, e che dispensa il più spesso a capriccio i suoi favori; e, di solito, l'invida gelosia che nutrono gli uni degli altri, li fa lieti quando uno, che potrebbe pur conquistare le fuggevoli buone grazie della contesa deità adorata, si ritrae in disparte, e volonterosi molto lo lasciano nelle tenebre in cui si racchiude.”