Era figliuolo d'un antico operaio di quella medesima officina. Suo padre, quand'Atanasio era ancora nel seno materno, morì vittima d'un accidente. Una forma col metallo in fusione era scoppiata, e il poveretto ne aveva avuto orribil morte. Il padre di Pietro, impietosito al triste caso e alla condizione della povera vedova in procinto di diventar madre, prese quest'ultima in casa sua e le promise non l'avrebbe abbandonata mai più, avrebbe provvisto alla sorte del nascituro, qualunque si fosse, maschio o femmina. Aveva voluto il caso che in quel giorno medesimo nascesse al principale appunto un bambino, che fu quel Pietro di cui si è detto. Sei mesi dopo la nascita del figliuolo del principale e la morte di suo padre, venne al mondo il figliuolo dell'operaio. La sua cattiva stella non aveva ancora tutto esercitato il suo maligno influsso; chè la infelice madre, dopo aver tanto sofferto, essendogli morta essa pure, sopra parto, egli in fasce rimase orfano, solo al mondo e privo d'ogni sostegno, se non fosse stata la protezione del signor Frangia.
Questi non venne meno alle sue promesse, e il bambino dell'operaio fu allevato in casa del principale insieme col figliuolo di quest'ultimo. Atanasio ebbe ancor egli precoce intelligenza e tale da non istare al disotto del suo compagno: e' si avvezzò dapprima a trattare con Pietro come un suo pari, e allora, benchè più giovane di sei mesi, aveva egli una supremazia per forza, per destrezza, per ardimento; ma ben tosto venne ad accorgersi che fra sè e l'altro ragazzo, intorno a loro, tutto stabiliva una gran differenza. Più assai de' padroni, erano i servi a fargliene sentire siffatta diversità. Pietro era figliuolo d'un ricco, egli era un miserabile. Quell'altro possedeva capitali e terre, egli non aveva nulla; ogni vantaggio al compagno veniva accordato come per un suo diritto, a lui per favore, o, per dire la fatale, amara parola, per carità!
Atanasio affaticò la sua penetrazione infantile per rendersi conto di ciò. La mente ancora debole dell'orfano, fino da que' primi anni, andò ad urtarsi contro quel tremendo problema sociale che da secoli travaglia l'umanità e forse non cesserà di travagliarla fino alla fine dei tempi. Il suo egoismo lo formolava in quel pungente quesito, che è l'ultimo motto d'ogni sommossa di plebe: «Perchè a lui tutto e a me nulla?» Non ci trovava risposta; ricorreva al comodo scioglimento di proclamarla un'ingiustizia, che un giorno o l'altro doveva pur ripararsi: e così fin dagli anni più teneri, non osando manifestar nulla di questi suoi sentimenti, masticando amaramente impossibili e colpevoli aspirazioni e desiderii di cui poi si vergognava, venne accumulando in fondo al cuore una provvista d'invidia inesprimibile.
E intorno a lui tutto gli diceva in pari tempo che il suo segreto sentimento aveva torto ed era una colpa. Non v'era caso, persona o cosa che non gli parlasse della sua fortuna d'essere così trattato da quei ricchi ch'egli invidiava, della riconoscenza ch'egli doveva avere per essi; e ad ogni anno che passava, la sua anima sempre più s'inaspriva e quella riconoscenza sempre più gli veniva di peso.
Pietro frattanto imparò tante cose. Era egli lieto e superbo del suo sapere; la sua intelligenza, rafforzata dallo studio, aveva preso uno slancio inaspettato. Atanasio, che, come di forze fisiche, così d'intelletto era sembrato dapprima ed erasi creduto egli stesso andare innanzi al suo compagno, ora si trovava da questo avanzato e dimolto. Il figliuolo dell'operaio, naturalmente, era stato messo alle officine; gli avevano fatto imparare a leggere, scrivere, far di conti e la sua arte: e si credeva da tutti che ce n'era abbastanza per lui. Ma egli, sempre in conseguenza di quel medesimo sentimento, si diceva che quella era un'ingiustizia, che anch'egli doveva aver diritto al sapere, e si domandava perchè avesse ad esserne privo.
Con tutto ciò, — misteri del cuore umano! — Atanasio, da giovane, amava in realtà i suoi benefattori e Pietro eziandio che era stato compagno della sua infanzia. Da parte di Pietro, quella franca e domestica benevolenza ch'egli aveva con tutti e che lo faceva a tutti così piacevole, verso di Atanasio era poco meno che una fraterna affezione. Inoltre, tanto Pietro, quanto i genitori di lui cansavano accuratamente ogni parola, ogni menomo cenno che potesse adombrare, non dico un rinfacciamento, ma un ricordo dei beneficii usati verso l'orfanello; e questi era poco capace d'apprezzare codesta delicatezza, e, facendo astrazione dalle persone dei suoi principali, era alla condizione delle cose, alla fatale necessità, all'organismo sociale, era al sistema, come s'usa dire, che volgeva tutte le sue maledizioni, tutto l'odio della sua anima sdegnosa.
Lesse con avidità accanita le declamazioni demagogiche di socialisti e comunisti; lesse in segreto, nascondendosi come d'una colpa, con tutto il trasporto che si prova per le cose proibite, e non osò mai con nessuno manifestare pur di sfuggita le sue opinioni, perchè sentiva — e tutti glie lo avrebbero rinfacciato — che predicare il comunismo, la rivoluzione contro i ricchi, l'annientamento del capitale, egli che tutto doveva ai suoi principali, sarebbe stata una ingratitudine; ed egli sentiva pure la gran vergogna di parere macchiato di sì brutta colpa.
Venne però un momento, in cui l'iniqua passione fu presso ad esser superata nell'anima d'Atanasio. E fu allora quando entrò in essa la più mite e generosa passione che possa muovere anima d'uomo: un vero amore.
III.
La fonderia era posta alla falda d'un bel colle boscoso; a mezzo la costa, in uno slargo che parevano fare appositamente i castagni per lasciarle un po' di luogo, brillava al sole una casetta tutta bianca. Aveva stanza colà un'altra beneficenza del signor Frangia.