Mi prese una mano; le sue erano fredde come ghiaccio.
“Le anime nostre simpatizzarono: la vostra intelligenza comprese la mia. Lasciatemi questa illusione. Avete scorta la superiorità della mia mente e non ve ne adontaste meco, nè mi metteste odio: per ciò.... Vi stimo.... Oltre questo basso mondo, ci troveremo un dì, — ho questa credenza — là dove brillano di tutta la loro luce, puri d'ogni opaca volgarità, gli spiriti nostri. Vedrete allora che non avete avuto torto. Vedrete come all'interiore abbia infelicemente corrisposto il mio fisico inviluppo. Non vi pentirete d'avermi creduto da più.”
Si pose sulla fronte la mia mano che teneva ancora fra le sue. Quella fronte ardeva, come se travagliata dalla febbre.
“Qui dentro si è combattuta a lungo e si combatte ancora talvolta una tremenda battaglia: quella cui legò Adamo all'umanità; quando al dilemma postogli dal Creatore, rispose: ch'io pur muoia, ma ch'io pensi! la battaglia dell'intelligenza finita coll'infinito; una battaglia che non si vince mai!....
“Credete voi che un uomo possa, o sull'ali dell'ispirazione, o cogli sforzi faticosi della scienza, elevarsi tanto alto da abbracciare tutto il corso dell'umanità e farne risaltare il perchè della esistenza, quel perchè ond'è costituita la finalità dei nostri destini?
“Qui è tutto il segreto della creazione; questi sono i misteri eleusini, a cui forse è iniziazione la morte.... Io mi ruppi la mente contro quelle tremende porte di ferro.... Che cosa parlano questi immensi geroglifici scritti a sistemi di pianeti nell'infinito spazio? Che cosa sussurra questo vermiciattolo che pensa, un puntino nel gran volume, quest'atomo che è l'uomo? Tutto si viene ad infrangere innanzi alle tenebre di questo perchè.... E senza un sentore almeno di esso, credete voi possa esistere teologia, filosofia, scienza, poesia umana? Bene avvisati quelli che inventarono la rivelazione, e felici coloro che vi poterono credere! Senza questo punto d'appoggio, tutto oscilla nel vago e si perde nel nulla.”
S'interruppe ad un tratto, lasciò andare la mia mano, e le braccia gli caddero lungo la persona; la faccia gli si fece pallida, pallida.
“Ah! io vaneggio:” esclamò. “Voi mi direte pazzo.... e forse lo sono!.... Ma gli è che la parola è pure un'inetta traduzione del pensiero.... Compatitemi!”
XIII.
Pensai di agevolare colle mie parole quell'effusione che mi pareva prossima a prorompere dalle labbra di lui: