“Credetemi, credetemi... Che la felicità sulla terra è un motto vano, l'hanno detto centinaia di Filosofi.... e hanno avuto torto. La felicità per l'uomo è la pace dell'anima, la quiete dello spirito, la tranquillità della coscienza e della vita. E tutto questo non lo trova se non chi vive ignorato. Il detto del Vangelo va umanamente corretto in questa guisa: «Beati i poveri di spirito, perchè essi vivono ignorati!» Descartes lo disse prima di me. Essere oscuri, non contare per nulla nel mondo, e saperlo, e contentarsene, e fare modestamente un po' di bene intorno a sè, fuori d'ogni preoccupazione di lode e d'applauso, ecco la vera virtù, ecco la sola possibile felicità dei mortali.... Ed è quello che ho trovato qui, in quest'angolo rimoto del mondo, e che non voglio perder più.... No, no, no, in fè di Dio!”
Si piantò dritto innanzi a me, e ponendomi sopra una spalla la sua destra, riprese con accento tra di melanconia, tra d'ironica beffa:
“Sapete voi che cosa sono gli applausi del mondo? Vi hanno essi allappato la bocca col loro acre sapore gli encomii volgari della gente? Vi ha fatto girare la testa quel «fiato di vento che or vien quinci ed or vien quindi» e che è il mondano rumore? Vi è salita al cervello l'orgogliosa ebbrezza d'una rinomanza che fa ripetere ai polluti echi della pubblicità il vostro nome?.... Io, io l'ho provata la miseria di quell'acuto diletto; e sciolto, qual ora mi sono, da ogni laccio di vanagloria, posso pur dire che mi sono arrampicato sino sul piedistallo della celebrità, e, come nell'anima gli spasimi dei grandi, come nella mente le torture del genio, ebbi nella vita le immani superbie dei veri trionfi.”
Si cacciò nelle arruffate chiome ambe le mani e se ne serrò la testa con moto quasi convulso.
“E il mondo mi conosceva egli? M'apprezzava egli a dovere?.... No, lasciate ch'io lo dica. Nella corona di spine che impose alla mia fronte, era troppo poca la sacra fronda d'alloro... Il mondo!... Perchè vi affannate a meditare, lottare nella battaglia de' pensieri, travagliarsi a scrivere per esso? Malaccorto! Non lo sapete? Su cento lettori, novanta sono mediocrità e peggio, svogliati, inintelligenti e superbi che non vi capiscono e v'insultano nei loro giudizi, non meno colle loro lodi che colle loro censure: sui dieci che rimangono, nove sono invidiosi, i quali, quanto maggiore il vostro merito, tanto più vi odiano: uno forse, — uno solo! — per gran ventura, vi comprenderà, forse, e porrà in voi stima ed affetto.... Uno!.... felice ancora chi lo trovi!”
Fece una pausa, e tornò a passeggiare per la stanza. Io sentiva che il suo cuore era presso a traboccare in confidenze, mi guardai bene dal dir parola, per timore che una voce imprudente potesse richiamarlo al suo solito scetticismo diffidente.
Si fermò di nuovo innanzi a me e mi disse commosso e quasi stentatamente:
“E io, quest'uno, non l'ho trovato.... non l'ho trovato mai! Nessuno mi amò.... Da ultimo, quando fattomi umile ed oscuro, si ebbe compassione del povero maniaco; il poeta fu spregiato o temuto, odiato quasi sempre. Io non sono di quest'epoca. Appartengo o ad un passato che non so nemmanco quale, o ad un avvenire che per ora non accenna neppure di effettuarsi. Ho amato la verità, e gli uomini mi disamarono.... Voi, voi medesimo avete alcuna curiosità per l'incognita che io rappresento e che vorreste spiegare; ma alcuna affezione l'avete voi per me?”
Vedendo che mi accingevo a rispondere, s'affrettò ad impedirmelo bruscamente.
“Oh non parlate!.... Crederei io alle vostre parole?.... E non vorrei che mentiste!.... E se mai aveste il coraggio di gettarmi in faccia una verità dolorosa, ne soffrirei tuttavia, tanto ancora in me rimane del vecchio uomo!... E poi, me... veramente me, qual fui.... conoscete voi bene?”