“Non avevo mai preso in mano un'arma. Non m'ero mai esposto, nè la sorte mai mi aveva ancora messo innanzi ad un pericolo di vita. Se avessi coraggio o no, non sapevo io stesso. Ero solo al mondo, non rallegrato pur da un affetto; e la mia morte non avrebbe costato a nessuno un dolore, a nessuno pure una lagrima. In certi momenti di quelle ore fatali che precedettero lo scontro, quel mio triste stato mi dava una disperazione che mi avrebbe lanciato con ardore verso la tomba, come verso il riposo.
— Che fo io sulla terra? — mi dicevo. — Gli uomini valgono tutti meno di me: lo sento e lo so, e tutti mi stimano da meno di loro; e la vita non ha per me attrattive di sorta. Non v'è da rimpiangere nè questa nè quelli. Moriamo; e si mostri almeno a questa nemica e codarda razza che mi spregia, come sia facile il coraggio del morire cui essa esalta cotanto, perchè così raro nell'egoismo vigliacco che la domina.... E forse innanzi alla mia tomba precoce, ammutirà il livore. —
“In altri momenti, invece, un grande abbattimento mi occupava, che poteva dirsi paura. La mia giovinezza dimandava di vivere. Perchè sacrificarmi ai pregiudizi di quel mondo crudele che mi aveva respinto da sè, che non aveva avuto che spine da darmi? La vita era l'unico bene ch'io m'avessi, e glie l'avrei offerta in olocausto? Avevo l'avvenire per me; avevo quell'ingegno che sentivo superiore; ed avrei tutto gettato in omaggio alle assurde opinioni d'una società, alla quale ricambiavo in doppia misura quel disprezzo ch'essa aveva per me? Di corpo ero più debole che tutti gli avversari miei, forse anche d'animo; ma di mente? Egli era in questo campo intellettuale che io aveva da lottare, e non nella stupida e brutale prova dell'armi.
“Per miei padrini avevo scelto due giovinotti che in tali faccende erano peritissimi. Non avevo amici, e costoro accettarono l'incarico, solamente perchè fra certa gente è usanza che simile uffizio non si rifiuti mai.
“Era di tarda sera, ed io stava nella mia stanzuccia solo, sprofondato in quei cotali pensamenti ed affanni, quando essi vennero a dirmi il risultamento della conferenza coi padrini dell'avversario e le determinazioni prese d'accordo.
“Erano le seguenti: ci saremmo battuti alla pistola; la distanza sarebbe stata di trenta passi, libero a ciascuno dei combattenti d'avanzarsi di dieci; si avrebbero due pistole ciascuno; ad un segno fatto potevamo camminare l'uno verso l'altro e sparare quando ci talentasse; fatti i quattro colpi senza che sangue fosse versato, potevasi ricominciare da capo. Le condizioni erano gravi, come gravi erano state le scambiateci offese. Alfredo le aveva volute tali; ed io dissi con sicuro sembiante che le mi piacevano.
— «Le conseguenze di questo scontro» dissemi poi uno dei padrini, «possono essere serissime. Ci ha ella pensato, ed ha provvisto alle cose sue?»
— «Io non ho nulla a cui provvedere,» risposi. «Sono solo sulla terra, e non lascio persona che mi pianga,»
“Venne a serrarmi la gola un singhiozzo che ebbi molta pena a soffocare.
— «Questo duello ha destato molto l'attenzione di tutta la cittadinanza,» riprese quel medesimo dei miei secondi: «e non potrà a meno di eccitare i provvedimenti della giustizia. Quando ci fosse morte d'uomo, sarebbe meglio al vincitore il fuggire. Si è Ella preparato a codesto?»