“Io vi parlo schietto, come parlerei a Dio il dì del giudizio universale. Non ho più rispetti umani, non ho più vanità personali, non ho più interesse nè desiderio d'infingermi.

“A quel cenno che uno dei due molto facilmente sarebbe rimasto sul campo, mi sentii raccapricciare. Volli fare un sorriso d'indifferenza o di rassegnazione, e sono certo che non riuscii che ad una smorfia affettata.

— «Non penso» diss'io «che a me toccherà lasciar il paese per questa cagione. Se uno dei due avrà da tornar cadavere, ho il presentimento che quello non sarà il mio avversario.»

— «L'esito di questa sorta di cose è sempre nelle mani del caso:» disse quell'altro: «e forse non avevano affatto torto gli antichi che chiamavano il duello giudizio di Dio!.... Non le nascondo che Alfredo è buon tiratore; ma quante volte si è visto in simili scontri avere il di sopra i più inesperti! Non bisogna andare sul terreno colla paura; questo è il più essenziale. Stia dunque di buon animo, e ci aspetti qui domattina, che all'ora convenuta verremo a prenderla.»

“Quindi s'avviarono. Io li accompagnai sino al pianerottolo, a rischiarare loro il cammino. La fiamma della mia lucernetta oscillava troppo più che non avrei voluto. Quando furono giunti alla scala, tesi loro la mano, augurando la buona notte. Quegli che aveva parlato, e che pareva aver posto maggiore interesse nella faccenda, sentì tremar nella sua la mia destra; tornò indietro alcuni passi, e stringendomi forte la mano che non aveva abbandonata e parlandomi sommesso, mi disse:

— «Coraggio! che diamine!.... Un uomo come lei, ha da mancare di risoluzione?»

“Fu punto in me l'amor proprio, e riagì subitamente:

— «No;» risposi con ferma la voce e l'aspetto: «non dubiti. Avrò coraggio; ne ho.»

“Ma quella fu davvero una tristissima notte. Mi parve lunga e breve; l'avrei voluta eterna, e sollecitavo con impazienza le ore.... All'alba sentii finalmente giungere e fermarsi in istrada la carrozza con cui i miei padrini venivano a prendermi. Mi guardai allo specchio. Ero pallido molto, cogli occhi infossati e le occhiaie livide; mi percossi dispettosamente le guancie, e precipitoso scesi le scale.

— «Ha ella dormito?» mi chiese quello dei due che mi aveva incoraggiato la sera innanzi.