“La vanità mi diede l'audacia di mentire.

— «Sì;» risposi: «parecchie ore.» — Non so s'egli mi credesse, ma lo finse.

— «Meglio:» esclamò, facendomi salire nella carrozza.

“Questa partì di buon trotto e presto fummo fuori della città. Cammin facendo i padrini venivano dandomi consigli e istruzioni sul come dovevo contenermi; annuivo alle loro parole, ma non potevo ben comprendere quel che dicevano: la testa mi suonava così che parevami udir continuo un rumor cupo di voci lontane: non avevo del tutto la coscienza di me medesimo e de' fatti miei; mi pareva che quello fosse un sogno, che si trattasse di un altro, che io mi trovassi lì soltanto per assistere spettatore indifferente ad una tragedia che non mi riguardasse. Poi a un tratto saltava fuori, in mezzo alla confusione della mia mente, questa tremenda interrogazione: — Fra un'ora sarò io vivo?”

XIX.

“Giungemmo finalmente al luogo del convegno. Il mio avversario e i suoi secondi già erano ad aspettarmi. Ci salutammo gravemente, e mentre i padrini si accostavano a parlar tra loro, noi duellanti stemmo soli in disparte, lontani l'uno dall'altro, guardandoci così alla sfuggita.

“Alfredo era un po' più pallido del solito nel volto; ma il suo contegno aveva tanta fierezza, tanta disdegnosa indifferenza, che me ne sentii umiliato, e feci ogni sforzo per imitarlo. Egli fumava tranquillamente il suo sigaro, e mirava con lieto sguardo la bellezza della mattinata splendida per un magnifico levar di sole. Eravamo nei più bei giorni della state, e la natura non era mai sembrata tanto maravigliosa ai miei occhi. Fra le frondi indorate dal sole cantavano allegramente gli augelletti. Tutto era vita, tutto era giovinezza intorno a noi.

“Il mio avversario era più bello, più fiero e superbo che non l'avessi visto mai. Coll'eleganza e coll'avvenenza sembrava dominare tutti noi, e me specialmente suo nemico, cui la sorte aveva voluto dare tanta meschinità di corpo e di apparenze. Se un estraneo, senza nulla sapere delle cagioni della nostra contesa, fosse capitato lì in quel punto, io non dubito avrebbe detto, solamente esaminando i combattenti, che Alfredo sarebbe stato il vincitore e che dalla parte di lui era la ragione.

“I padrini ci appostarono alla distanza determinata, ci diedero le pistole, e poichè si furono ritirati a destra e a sinistra, a convenevole lontananza, uno di essi si levò il cappello e facendo un atto solenne di saluto, pronunziò a voce chiara e vibrante:

— «Avanti signori!»