“Guardai Alfredo. Tutto vestito di scuro, la sua leggiadra testa spiccava maggiormente pel pallore che gli copriva le guancie. Il veder codesta pallidezza, un certo tremito che mi parve scorgere nella sua mano e una velatura che gli appannava il brillar degli sguardi, non so perchè, diedero a me sicurezza e sangue freddo. Poi sentivo sulla mia persona lo sguardo di altre quattro persone, che rappresentavano tutta la città, tutto il mondo per me.
“S'io ho da cadere, pensai, almeno ch'io cada senza che alcuno abbia diritto di accusare la mia memoria del torto che la società maggiormente disprezza, e non perdona mai: la paura.
“Ma vedete stranezza! Nel guardare Alfredo, io dimenticava il presente, per non ricordarmi che del passato; vedevo il collegio, i primi anni della giovinezza; e sentivo un tumulto di affetti invadermi l'animo e una subita tenerezza commovermi al punto che di subito pensai gettare le pistole e correre a braccia aperte verso di lui, esclamando:
— «Tu sei il mio diletto, tu sei il mio fratello. È egli possibile che io attenti alla tua vita?»
“Il veder me parve eccitare invece ben altri sentimenti ad Alfredo; poichè i suoi occhi fissandosi ne' miei, perdettero quella nebbia che li offuscava e brillarono d'una luce piena d'odio mortale.
“Il mio avversario si avanzò vivamente tre quattro passi, tenendo tesa una pistola colla mira a me rivolta, poi si fermò. Io non mi mossi; ed avevo le braccia abbandonate lungo la persona, stando là come smemorato, incerto ancora di quello che avessi da fare. Alfredo parve esitare un istante: non furono che pochi secondi, ma a me parvero un tempo smisurato.
“Mi ucciderà! pensavo. A momenti sarà finita per me.... finita per sempre!.... Morto? Morto io? Dio, Dio, puoi tu permetterlo?.... Ah! la morte è tremenda!.... Ciascuno ha pur diritto alla vita.... Io l'ho bene, come qualunque altro, questo sacrosanto diritto.... Dio, Dio, mi ti raccomando!
“Tutto questo, ratto, simultaneo, vertiginoso; mi passò perfino pel capo l'idea di scappare; ma sentii nello stesso tempo che non l'avrei nemmeno potuto.
“A un tratto un guizzo di fuoco scattò da quell'arma che si circondò di fumo; rimbombò un colpo, e io sentii presso l'orecchio sinistro il fischio della palla. Diedi una scossa, il sangue mi fece un tuffo e parve di botto precipitarmisi tutto al cuore, poscia risalire tumultuosamente al cervello: ma, nel montarvici, conduceva seco tal ira, molto presso a cambiarsi in furore.
“I padrini si mossero come per avvicinarmisi; feci loro segno ristessero.