“Alfredo gettò via la pistola vuota e ratto scambiò dalla mano sinistra alla destra quella che aveva ancor carica. Ero stranamente calmo a quel punto; ma ogni sentimento benevolo era svanito dal mio cuore. Cominciavo a sentire alcuna cosa che rassomigliava all'attrattiva della lotta. Alzai la destra armata, come per toglier la mira; il mio avversario si volse subitamente di fianco; ma, cambiando pensiero, lasciai ricadere il braccio. Allora Alfredo prese ad avanzarsi di nuovo verso di me; ma questa volta cauto e lento, non presentandomi mai che la minor possibile superficie del suo profilo, la pistola tesa innanzi a sè, mirandomi più basso a mezzo il petto.

“Una strana irritazione s'impadroniva di me nel vedere codesta prolungata minaccia. Fui per gridare facesse presto; pensai sparargli contro a un tratto le mie due pistole, come si farebbe ad una fiera che camminasse verso di noi; fui per lanciarmigli addosso a strappargli quell'arma. Perchè non facessi nulla di tutto ciò non saprei dirvene la ragione; certo non fu il ragionamento che me ne trattenne; ma mentre la mente in quell'istante mi si travagliava in un'attività febbrile, il corpo era in preda ad un'atonia generale che lo rendeva incapace d'ogni movimento.

“Quando ebbe percorso tutto il tratto concessogli, Alfredo si fermò e fece fuoco la seconda volta. La palla mi sfiorò il braccio sinistro, lacerandomi l'abito e cagionandomi una contusione, che in quel momento non avvertii neppure.

“Ero salvo! Una specie di gioia feroce si sollevò nell'animo mio, e nello stesso tempo una rabbia più feroce ancora contro colui che mi stava a fronte. Dell'antico Alfredo, dell'amico, del compagno, non vidi più nulla; non vidi più innanzi a me che l'uomo il quale mi aveva rapito la fama, che mi aveva rapito la donna che amavo, che mi aveva coperto di contumelie, che aveva tentato adesso adesso alla mia vita, che mi aveva fatto passare quei crudi eterni momenti d'angoscia; non vidi più in lui che un nemico odiatissimo.”

XX.

“Alfredo all'infelice esito de' suoi colpi, fece un gesto di dispetto, gettò via rabbiosamente la seconda pistola e si volse a guardare qua e là con irrequietezza, quasi spaventato, come per chiedere che cosa gli rimanesse da fare, per cercare qual via gli si aprisse di scampo. Fu un baleno. Presto si ricompose, e serrando al petto le braccia, levò superbamente la fronte verso di me, in atto di fiera aspettazione e di sfida.

“Io camminai risolutamente verso di lui tutto quel tratto che potevo percorrere, e quando mi trovai alla distanza di soli dieci passi dalla sua faccia pallida ma sicura, alzai tutte e due le mani e puntando le pistole nella direzione del mio avversario, senza mirare altrimenti, le sparai ambedue d'un colpo.

“Udii un gran grido; e dietro la nube del fumo prodotto dalla esplosione delle mie armi, vidi barcollare e precipitare a terra Alfredo.

“I testimoni si slanciarono verso di lui. Io lasciai cadere di mano le pistole, e mi spinsi innanzi stimolato da un'avida, feroce curiosità; ma ben tosto, alla vista della fronte insanguinata d'Alfredo, mi ritrassi inorridito.

“Dietro me, come in risposta a quello del trafitto, suonò un grido acutissimo, dolorosissimo. Mi volsi. Una donna scarmigliata accorreva disperatamente.