— «Che mi resta da fare?» domandai con affanno.
— «Fuggire, e tosto:» rispose il padrino.
“Era un lasciar quella vita, venutami oramai insoffribile, era romperla col mio passato, e ricominciare in altre condizioni un'esistenza novella. Quest'idea mi arrise.
— «Sì, fuggirò;» esclamai.
— «Subito:» insistè il mio interlocutore: «altrimenti non sarà più tempo.»
“Una vera smania allora m'assalse d'esser fuori da quelle mura. Feci un fardelletto di alcune poche mie robe; presi il denaro che avevo, e mi allontanai di buon passo da quella casa, poi dalla città.
“Il giovane che era venuto ad avvertirmi, volle accompagnarmi un tratto di strada.
“M'avviai verso le montagne che s'innalzano non molto lontano dalla mia città natale. Credevo esser colà più sicuro, e non desideravo d'incontrare figura d'uomo nel mio cammino.
“Alla distanza di circa due chilometri, il pietoso giovane tolse commiato. Mi chiese dove avevo intenzione di recarmi, ed io gli risposi non saperlo; ad ogni modo gli promisi glie l'avrei scritto, e lo ringraziai molto.
“Quando dopo l'ultima stretta di mano, quel mio concittadino si dipartì da me, io lo seguii collo sguardo per un po' di tempo; e vistolo sparire fra gli alberi sentii in me stesso che ogni vincolo era rotto fra me e quella gente e quel mondo.”