Ma la nonna di Maria aveva gran torto di dubitare del cuore di Anna. Questa aveva infinitamente sofferto del negato perdono paterno; e chiunque della famiglia le aprisse le braccia, essa era disposta a gettarvisi colla gratitudine di chi ne riceve la più generosa delle grazie; la sola idea poi di poter essere utile in alcun modo a qualcuno di suo sangue le sarebbe stata una gioia.

Lei, poveretta, le disgrazie non l'avevano risparmiata. Suo marito, cui essa amava e che l'amava cotanto, giovane ancora, dopo non molti anni di matrimonio, erale morto, lasciandola con mediocri fortune e con un bambino in tenerissima età. Qual immenso dolore sia nella vita la perdita di quell'essere che si ama supremamente, unicamente, ben lo sa chi ebbe la grande sciagura di provarlo. Tutti i suoi affetti, tutta la sua ragion di vivere, tutto il mondo, Anna aveva fino allora raccolto nell'uomo dell'amor suo. Mancatole costui, credette tutto finito per sè, le parve impossibile il vivere, a tutta prima desiderò di morire. Ma era madre! Poteva ella abbandonare quel misero orfanello? Nel suo figliuolo, nel suo Guido, concentrò tutti gli affetti suoi, tutta la sua potenza d'amore, ogni interesse, ogni sentimento. E chi non sa come ami una madre? Per suo figlio ebbe la forza di tutto sopportare, ebbe il coraggio così della rassegnazione, come dell'opera. Poche erano le fortune che l'artista lasciava; Anna sostenne ogni privazione; lavorò indefessa per poter allevare ed educare il figliuolo, ornargli la mente ed il cuore, farlo degno di suo padre.

Dalla famiglia del marito Anna non aveva ricevuto che disprezzi, per quello stupido orgoglio de' borghesi, il quale vedeva offesa la dignità del lignaggio dal matrimonio di un loro congiunto con una contadina; finchè lo sposo era vissuto, Anna a codeste punture non aveva nemmeno badato; lui morto, quando la infelice vedova, per cagion di suo figlio, dovette necessariamente umiliarsi, invece che aiuti, non n'ebbe che disdegni e contrasti. La misera madre si ristrinse in sè stessa; si disse che da sola avrebbe bastato al nobile ufficio di allevare il figliuolo e di farne un uomo, e Dio la compensò di tanto, che il suo Guido riuscì il più virtuoso, bello ed educato giovane e il più amoroso e riconoscente de' figli.

Quando la lettera del parroco giunse ad Anna, questa trovavasi per disavventura inferma ancor essa: perchè la sua salute, fatta cagionevolissima per gli affanni sofferti, era assalita da frequenti malattie. Avrebbe ella voluto che Guido partisse tosto pel villaggio; ma il figliuolo non aveva acconsentito a niun patto di abbandonare la madre inferma, da lui tenerissimamente amata.

Si attese adunque che la convalescenza fosse progredita così da permettere ad Anna il viaggio non breve; e la madre di Guido, appena si sentì bastevoli forze, non volle più saperne d'indugi, e partì sperando giungere ancora in tempo di vedere un'ultima volta la sorella di suo padre e di ricevere da lei quella benedizione e quel perdono che dal padre non aveva potuto; parendole che, per essa, anche il genitore dalla tomba l'avrebbe perdonata e ribenedetta.

Ed ecco come avvenisse che la carrozza da viaggio incominciava appunto a salire la cresta della collina su cui si trovava il paesello, quando la campana della parrocchia mandava alle aure della sera i tristi rintocchi che annunciavano la sepoltura della vecchia Marta.

III.

Madre e figlio si rassomigliavano, non solo di aspetto ma di anima; se non che alla grazia ed avvenenza materna, Guido aveva aggiunto l'energia, la forza e il prepotente amore dell'arte cui aveva ereditati da suo padre.

Il giovane volle essere artista, nè la madre glielo contrastò, quantunque l'utile consigliasse la scelta d'un lavoro men gradito ma più proficuo. Mercè la virtù del risparmio, seppe ella bastare a tutto con quei pochi redditi che loro rimanevano. Guido fu scultore, studiò, lavorò, e animato da uno zelo impareggiabile, afforzato da una volontà potente e dominatrice, favorito dalle migliori disposizioni dell'ingegno, in breve, per l'eccellenza delle sue opere, mandò intorno il suo nome con una certa fama, e giunse eziandio ad ottenere dal suo scalpello compenso di non ispregevoli guadagni.

Nell'accostarsi al suo villaggio, che da tanto tempo non aveva più visto, nel ritrovare man mano a uno a uno que' luoghi, i quali tutti avevano per lei una memoria della sua adolescenza o dell'infanzia, Anna erasi venuta rianimando, e una viva commozione le faceva brillare gli occhi e le arrossava d'alquanto le guancie abitualmente pallide, rendendole così un aspetto quasi giovanile.