Ella veniva raccontando al figliuolo, che la guardava con tenerezza, tutte quelle innocenti memorie, e si commoveva narrandogli le più indifferenti storielle fatte preziose dal prestigio dell'età trascorsa. A un punto le lagrime, che più volte già le erano venute in pelle in pelle, sgorgarono abbondanti da' suoi occhi, e abbandonandosi della persona sopra i cuscini, ella si coprì colle mani la faccia.
“Madre!” esclamò Guido con caloroso affetto, prendendole tutt'e due le mani, staccandogliele dalla faccia e ritenendole fra le sue con dolce pressione, mentre i suoi occhi s'affissavano con immensa tenerezza in quelli di lei: “Madre, a che pensi?”
“Penso a mio padre;” rispose ella, sforzandosi a dominare la sua emozione, “penso ch'egli non è più nel salotto a terreno della nostra casa dove soleva stare nell'ora di riposo della giornata; penso che non può venire sulla soglia a ricevermi col perdono sulle labbra.... e fosse pur anche collo sdegno e col rimprovero!... Penso che quel buon vecchio non l'ho visto più, e che è morto corrucciato con me....”
Guido la interruppe con vivacità.
“Non parlare così, non dire di queste cose, non pensarle, madre mia. Se tu hai commesso qualche fallo verso tuo padre, non fosti tu esemplare fra le ottime mogli, e la più tenera, la più santa delle madri? E lo sai bene che questa è principalmente la missione della donna! Tuo padre in vita, offuscata la mente dalla passione, ha forse disconosciuto e te e il vero dover suo, ma nel mondo di là, dove meglio splende allo spirito nostro la luce del vero, egli ti ha perdonato e benedetta, di certo, come sempre ti benedisse il compagno della tua vita, come ti benedico io, tuo figlio.”
Anna, attraverso le lagrime, rispose con un sorriso; e Guido, per isviarne dai tristi pensieri la mente, dopo breve pausa, soggiunse esclamando con ammirazione, come sorpreso d'un tratto alla veduta che aveva dinanzi:
“Oh vedi, come man mano che ascendiamo sulla collina, la pianura si amplia e si stende, e si rivela ai nostri sguardi! E che variazione di linee e di terreno! Che ricchezza di tinte e quanta leggiadria di disegno! Quanta grazia e quanta imponenza insieme in tutto il complesso! Come mi piacerebbe vedere questo paese illuminato dalla luce d'uno splendido sole, invece che da quella grigiastra del nuvoloso crepuscolo! È un bel paese il tuo, mamma, che, al vederlo, non so perchè, mi fa battere il cuore, come se in esso ci avessi anch'io e memorie e legame d'affetti.... Certo perchè esso è tuo; perchè qui mio padre ti ha vista ed amata; perchè alcuna cosa di quest'aura, di questo cielo, di questa terra è rimasta nella tanta bontà dell'anima tua, e un briciolo dell'amore a questi luoghi, quell'amore che ogni gentile ha pur sempre per il cantuccio del mondo dov'è nato, tu me l'hai trasmesso col sangue. Sì, davvero; sento come se io pure avessi avuto la vita in questo remoto e stupendo seno delle Alpi. E vorrei pure che così fosse. In una popolosa città, fra il tumulto e il viavai della gente, in mezzo ad oggetti che mutano sempre con vertiginosa instabilità, le prime memorie o non si possono imprimere profonde o presto si scancellano. Tante vicende, tanti guai, tanta folla ci passano e ripassano dinanzi! Qui invece!.... Qui ogni albero mi pare debba avere una parola da ridire al passaggio del montanino che torna dopo lunga assenza al suo paese; ogni uscio di casa una confidenza da richiamare, ogni cantonata, ogni volto d'abitante, ogni sasso un ricordo da evocare.”
“Sì, sì, è vero!” esclamava la madre.
“E ti giuro” continuava Guido “che questo paese non mi è nuovo, benchè io non ci sia stato mai. Io l'ho vista di belle volte nelle mie fantasticaggini questa tranquilla vallata; io l'ho sognata le mille fiate questa solitudine, rallegrata dai più sacri amori della terra: la madre, la compagna della nostra vita e i figli. Gli è in un paese come questo che io credo la migliore delle sorti quella di finire i nostri giorni.”
Ciò che diceva il figliuolo era il pensiero appunto della madre; pure essa crollò il capo e il suo sorriso si fece più mesto.