Poscia, fatte le scale in un momento,

Al terrazzo accorrendo t'affacciavi;

Io ti venivo innanzi, lento, lento,

Tu col sorriso allor mi salutavi.

È proprio cosí che erano fatte le nostre amanti, ahimè di venti e piú anni fa! Salvo che noi allora eravamo o troppo classici o troppo romantici, e, anche dato avessimo avuto la grazia e la naturalezza del poeta veronese, non ci sarebbe mai passato per la testa che si potesse in italiano far dei versi graziosi e naturali come i seguenti, mentre pure le cose dette in quei versi le sentivamo, le vedevamo, le notavamo anche noi. E sí che Catullo lo sapevamo quasi a mente; Catullo, che, dove non è sporco o troppo alessandrino, poteva e può esser maestro di poesia vera a noi e ad altri: tant'è vero che nulla di nuovo c'è sotto il sole e in arte non c'è progresso: quello che il volgo scambia per progresso è la modificata rinnovazione di certe fasi nei cicli ritornanti.

E' fu in piazza di Santa Caterina

Ch'io d'amor le parlai la prima volta,

Era l'ora che il sole ornai declina,

Ora dolce e raccolta.

Cinto d'intorno è il loco d'alte piante