Per ciò il popolo italiano assistè plaudendo al crollo della fortuna napoleonica, dove non diè mano esso stesso a quella rovina: per ciò respinse con repugnanza le offerte di indipendenza che la voce francese del vanitoso Gioacchino Murat gli vantò da Rimini e respinse anche quelle di Eugenio di Beauharnais, che pur era degno di miglior sorte. Ma poichè l'odio solo l'avea mosso e non avea pronta e chiara davanti agli occhi la vera soluzione del suo avvenire, dopo esser corso dietro alle speranze — e fu errore scontato collo Spielberg — di una restaurazione liberale ed autonoma sotto gli auspici dell'Austria, finì col cadere nella servitù e passare da una ad un'altra dominazione straniera, la quale gli tolse anche quelle speranze di libertà e quelle illusioni di gloria che la dominazione francese gli concedeva.
Eppure, se fra tanto tumulto di passioni l'Italia avesse prestato attento orecchio, avrebbe inteso una voce che dalle pagine ora dimenticate di un tenue opuscolo, dirigendo un Appello ad Alessandro imperatore autocrate di tutte le Russie sul destino d'Italia, additava con mano sicura donde la salvezza futura sarebbe venuta. “Offrasi — diceva la voce dell'anonimo solitario — offrasi a questa nazione l'indipendenza, l'unione e la scelta di un governo.... Gli occhi d'ogni italiano, nel di cui petto arde il sacro amor di patria e a cui l'onore nazionale è caro, rivolti sono da gran tempo sopra quello che tutto appella a far nostro capo e sovrano. Restaci ancora un principe legittimo e degno di esserlo, la di cui famiglia tutto ha nelle vene il più puro sangue italiano. Un principe nato fra noi, fra noi allevato, che noi tutti conosciamo e che conosce noi tutti. Egli ha i nostri costumi e le inclinazioni nostre, le nostre abitudini. L'illustre casa di Savoia è italiana e gli avi suoi sono dell'Italia la gloria e l'orgoglio. Che i monarchi alleati, che Vostra Maestà la richiamino al proprio antico dominio non solo, ma che a regnare s'inviti su tutti gli Italiani che desideran divenirne sudditi. Si presenti il Re di Sardegna agli Italiani tutti come il centro della loro unione e gli Italiani tutti accetteranno con viva gioia e trasporto il magnanimo dono e benediranno la mano donatrice: correre tosto scorgerebbonsi da ogni lato dell'afflitta Italia giovani ardenti a salutare l'augusto, il nazional sovrano e ad offrirgli le braccia ed il sangue loro.„
La voce del solitario italico che con occhio così limpido vedeva la futura missione rendentrice di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II e preannunziava i plebisciti dell'Italia nuova, cadde allora nel silenzio. Altro odio doveva nascere da altre e più dure ed umilianti sofferenze; dolorosi sacrifici di sangue e di ideali dovevano essere imposti dalle esperienze fallite cercando per vie diverse la patria, prima che la coscienza nazionale italiana fosse compiuta e che non più soltanto dalle elucubrazioni politiche dei pensatori ma dalla educazione generale del popolo si invocasse e si imponesse la redenzione del nostro paese.
Nota del Trascrittore
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