Baruccabà s'accorse presto, che chi teneva il mestolo in mano tra' cristiani era il clero; il quale trattava il gregge popolare poco meglio degli ebrei, oh, poco meglio assai! Volle imbrancarsi fra' dominatori; ed entrò negli ordini. Ricco, audace, scaltro, protetto dal compare cardinale, facendo mostre d'ingegno, ostendando virtù e devozione, dispensando quattrini al bisogno, ed avendo cambiato paese, andò avanti, salì rapidamente di grado in grado, di ufficio in ufficio. E, dopo molti anni, quando il suo protettore era già morto, versando il Santo Padre di allora in gravi difficoltà pecuniarie [pg!361] pe' molti cani e falconi da mantenere, Baruccabà comperò un cappello cardinalizio per trentamila scudi d'oro. Ed eccolo principe di Santa Chiesa. Nessuno a Roma conosceva l'origine di lui; se no... Sapete pure, la Curia, che se ne intende, non ha mai voluto ammettere il neofito negli alti gradi del suo magistero, ne in superbiam elatus, in judicium incidat diaboli.
Passarono molti altri anni; morirono molti pontefici, si tennero molti conclavi. In uno, i cardinali non potevano mettersi d'accordo; c'erano varie parti e discordi, parecchi pretendenti. Si stava chiusi da mesi, senza combinar nulla. Che ti fa il bravo cardinale Baruccabà? Si ricorda del modo, con cui era divenuto cardinale, e se ne serve per divenire papa. Comperò un nucleo di colleghi disperati; promise mari e monti a quanti per incapacità od indegnità erano stati tenuti in disparte da' pontefici precedenti, ed eccolo proclamato successore di san Pietro.
E fece da papa, come avrebbe fatto ogni altro in que' tempi, nè più, nè meno. Predicò astinenze, bandì digiuni; istituì ordini religiosi; premiò ed arricchì gli amici ed i fautori; si sbrigò dei nemici; scagliò interdetti e fulminò scomuniche; edificò chiese; fece abbruggiare vivi gli eretici; conculcò gli antichi suoi fratelli giudei peggio che mai. Ma, insomma, non c'era da dir niente sul suo zelo, nè da rimproverarlo di poca e dubbia fede.
Eppure, c'era chi della sua fede dubitava. Quando un uomo va molto in su e vien posto in evidenza, subito se ne rifrugano gli antecedenti. Così fecero per il nostro Baruccabà; ed i cardinali, che gli erano stati contrari in conclave; e gli scontenti e gl'ingrati della dimane, scoprirono, ch'egli era ebreo di nascita, ch'egli era divenuto cristiano solo in età matura.
Un papa ebreo! Com'è mai possibile, che sia degno vicario di Cristo? Com'è mai possibile, che ci creda davvero davvero in tutto e per tutto? Qualche magagna nella fede doveva averla! E deliberarono di farne la prova.
Un giorno, mentre papa Baruccabà faceva colezione e mangiava del prosciutto squisito, perchè bisogna dirvi, che [pg!362] egli affettava una predilezione singolare per la carne di maiale, appunto acciò non si credesse aver egli gusti israelitici... dunque, un giorno, mentre il papa asciolveva, ecco ad un tratto tutte le campane delle trecentosessantasei chiese di Roma sonare a gloria. Uno scampanio spaventevole! Non s'udì mai simil frastuono! Ne disgrado una salva di trecento cannoni Armstrong! Baum! Baum! Baum! Din, din, din! Campanoni, Campanini, campanelle, campanacce. Pareva il finimondo, a dir poco, pareva!
Al papa cadde dal pugno un bicchiere di vino, ch'ei portava alle labbra:
— Che cos'è mai questo? Che nuova festa a mia insaputa? Che significa? Chi ha dato ordine? Chi ha permesso?
— Santità, non sappiamo.
— Che qualcuno vada ad informarsi! Misericordia, che fracasso!