Veniamo ora all'applicazione. C'è un regno nel mondo... un regno di Madagascar o di Congo, dove un antico repubblicano, un bel giorno, si trova, ministro degli interni!

Il repubblicano, ben inteso, fa il ministro, come qualunque altro ministro, che fosse stato sempre e solo monarchico sfegatato. Della sua lealtà non c'è a dubitarne menomamente. Ce l'assicura lui, ce l'assicurano i suoi. Ne' banchetti fa brindisi al Re, nelle lettere a' principi si professa devoto alla dinastia; esagera la parte.

Ma, che volete? che farci? chi rammenta gli antichi proclami, gli antichi discorsi, gli antichi brindisi, le antiche lettere, ed il passato di Sua Eccellenza, dubita! Non sa persuadersi!

Non della lealtà, no, questo mai! Non delle intenzioni, oibò! Dubita della fede!

Se domani, per caso, in qualche angolo del Regno... di Madagascar o di Congo, tutto ad un tratto, mentre il ministro siede a banchetto e porta un brindisi agl'inseparabili, al Re ed alla patria, sonassero le campane a gloria per la pretesa nascita della repubblica madagascarrese o conghese? Se in un cantuccio del reame, un gruppo di antichi amici di Sua Eccellenza trionfasse e inalberasse una bandiera non macchiata da croce alcuna?...

Son cose che si son vedute!

Chi toglie dal capo a' memori il sospetto, che, in quel momento supremo, il ministro del re di Madagascar o di Congo, [pg!364] ritornando suo malgrado, involontariamente, alle antiche credenze, non balzi in piedi e non esclami anche lui:

— Ma se l'avevo detto sempre, che la repubblica aveva da venire.

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NOTE