E, (salta agli occhi) imita con ben poco discernimento. La esclamazione, dal Manzoni acconciamente suggerita ad Alboino Re, non istà bene sulle labbra dei poveri soldati tedeschi, i quali, come gli avrebbe dovuto insegnare il suo povero Beppe:
.... Re pauroso
Degl'Italici moti e degli slavi
Strappa a' lor tetti e qua senza riposo
Schiavi li spinge per tenerci schiavi!
[pg!63] Ci vuole anche un po' di criterio per utilizzare ammodo gli spogli è gli excerpta fatti nello scartabellare i buoni autori: non foss'altro per non somigliare alla moglie del tintore. Un giorno che aveva bisogno di cenere per le stoviglie o pel bucato, dà di piglio ad una catasta di guado e di verzino, credendo fosse roba di scarto; e con buona alchimia da cinquecento lire di droghe trasse cinquazei centesimi di cenere.
Il Byron, sclamando:
Know ye the land where the cypress and myrtle
Are emblems of deeds that are done in their clime?
con quel che segue, ha imitato il Goethe, che nel Guglielmo Maestri fa dire alla sua Mignon:
Kennst Du das Land? wo die Citronen blühn
eccetera. Il fatto è innegato: quella splendida introduzione ad uno dei più cari poemetti dello irrequieto inglese, venne aggiunta sulle bozze di stampa; è da lodarsi di non avere rifuggito dall'imitare. Ed il Goethe ed il Byron han date stupende descrizioni, idealizzando la natura di due contrade a loro cognite e memorande. E la forma interrogativa ne' loro versi non è arbitraria, anzi ha un significato: indica la nostalgia degl'interlocutori, quel desiderio intensamente appassionato, il quale non può credere ignoto ad alcuno l'oggetto dell'affezione nostra, e chiama tutti a testimoni che si ha ragione di amare. Ma quando Aleardo Aleardi sul serio ti chiede:
..... Hai tu veduto
Ne la convalle di Siddim profonda,
Sotto il nitido ciel di Palestina,
Hai veduto brillar sinistramente
La laguna d'Asfalte?
questa interrogazione è rettorica, perchè senza ragione d'essere, mera scimmieggiatura. Quando il Nostro, parlandoci d'un prigioniero che ritrae sulle mura del carcere la sua ganza, chiama arte di Giotto la pittura; questa denominazione parafrastica è rettorica, [pg!64] perchè il povero Ambrogio Bondone qui non c'entra: il richiamarcelo in mente ci distrae dal prigioniero e dal suo triste sollazzo; mentre invece altrove, come ho avvertito, il tedesco è stupenda e caratteristicamente chiamato lingua di Lutero, rammentando così tutto l'odio che ogni Italiano vuoi cattolico, vuoi incredulo, deve alla nazione che generò quel secondo periodo di barbarie e di recrudescenza fanatica addimandato Riforma. Le descrizioni dell'inverno islandese e simili, sono rettorica nell'Aleardi, perchè il paragone serve solo a determinare e caratterizzare il termine principale, a compierne il fantasma; ed ove diventi un tutto per sè, una cosa autonoma: ove lo scrittore nel pennelleggiarlo ecceda i limiti e dimentichi il principale, dobbiamo conchiudere che il poeta patisce di distrazioni, id est che non è potentemente preoccupato dall'essenziale, che non ne è quindi commosso. Ecco perchè tali strampalataggini convengono agli umoristi, a' quali importa mostrarsi fuori et al disopra della poesia. La scelta de' paragoni non è concessa all'arbitrio del poeta; non gli è mica lecito di adoperar questo o quello, a capriccio, perchè nuovo, perchè gli va a sangue, per una sua fisima, perchè così gli pare e piace. Gnornò: le similitudini hanno una necessità logica derivata dal sentimento, dal soggetto, dal carattere che volete esprimere; e quell'Italiano, il quale, per mostrare come l'anima sua, risalendo i tempi, migri agli anni della giovinezza, descrive in trentun versi i cigni che migrano d'Islanda in Grecia, doveva proprio aver l'animo più freddo del naso d'un gatto o vogliam dire (per non incorrere nella colpa che riprendiamo) più fredda delle ghiacciaje che circondan l'Ecla.