[XI.]

Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi. Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore.

Da quando in qua la stirpe de' cigni è battagliera? Qual popolo ha gli occhi crocei, se il croco è il carthamus tinctorius de' botanici? Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati da omerici fanti? Il sapiente legno del Nazereno è una sciarada, che s'indovina a scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsi le cupole intemerate di neve, e quindi [pg!79] mi affretto ad aggiungere che s'intendono le montagne. Che diavolerie sieno la febbre lionina del trionfo, le cento febbri de' vent'anni, l'olimpia febbre de' carmi, il febbril zampillo della vena, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino: nova febrium terris incubuit cohors! Come vedete, manca pure una certa varietà. L'amore è un assillo, l'indipendenza è un altro assillo... Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel loro genere:

...... E dalla rada ove Colombo nacque

Volò san Giorgio a cavalcar sull'acque.

Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è un tour de force da santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola è scortese, mutiamola; neppure questa frase poetica è originale! Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il distico seguente:

Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.

Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.

Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, che cavalcare il mare (e non cavalcare sulle acque) è stato adoperato semplicemente per navigare, (se pure non è errore di stampa per travalicare), per esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle sue Tredici piacevoli notti: — «Alchia, veduta la volontà di Fortunio ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo [pg!80] rimuovere dal suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine.» —

Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate le ore di ciel, che il ciel condanna. Persio è chiamato un giovanetto incolpabile, vissuto in colpevoli tempi. Per dire che un galantuomo è ito a Patrasso, l'Aleardi scrive:

....... già sul.... petto,

Esercitato da sì lunghe croci,

L'ultima croce sta.

I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano trascinati