..... nei densi circhi a sazïar le tigri

D'Affrica, ad allegar l'inclite noje

De le tigri di Roma.

Io non aspiro a pedanteggiare; nil humani a me alienum puto, e non condanno a priori ogni bisticcio. Quando ci quadra, optume. Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo. Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devi a priori aspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione ufficiale sulla vittoria [pg!81] di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando. Et dum castrametatì sunt juxta Lolium perditionis filii, ut rationem segetis perderent, zizaniae, quae a vulgo Lolium dicitur, semina seminarunt. E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse, scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria della Francesca da Rimini, scarabocchiata (o che pare apposta per render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della parola vergeben (perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui:

Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,

Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.

— «Il bisticcio» — diceva un secentista, notate, bene, un secentista! — «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è, quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio, che chi bisticcia è una bestiaccia.» —

Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo Fusinato, per esempio. Ma carriaggi non è, nè puol essere trissillabo; viaggiatrice non è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente un sottile ravignan patrizio nello — «Epitaffio di Cesare, in opposto sentimento a quello del Sannazzaro,» — ha posto questo verso:

Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...

Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo Costa? Espiazione bruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il mal esempio dato da qualcuno per le parole in ione. — «Non dichiamo noi compassione con quattro e i poeti con cinque [pg!82] sillabe? Non intentione, operatione, devotione, invidioso, litigioso e mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» — Così messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha prodotto il raddoppiamento: (confronta vezzo da vitium, mezzo da medium, ragione da ratio, rabbia da rabies, figlio da filius, ingegno da ingenium e via discorrendo).

Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe senza rimorso un trissillabo di Beatrice, quantunque Dante istesso abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentina Biatrice ossia Bjatrice: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da' dannati dallo accento:

...... ma fiorentino

Mi sembri veramente, quand'io t'odo.

Ma con sei sillabe, espiazione, per la giacitura degli accenti, non entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino.