E così tutti quanti: il Rinchiuso, l'Aggravato, l'Eccitato, l'Incolto, il Tardo, il Lucido, l'Illustrato, il Temperato. Nè basta; Giambattista Basile il Pigro, il gran Basile, dice di questo Aleardi seicentista nel Teagene (Canto V; stanza LXI):

L'Aleardi, ne l'ale aquila vera!

E, nelle Odi e Madrigali, esagera anche più la lode, esplicandola:

Mentre spieghi, Aleardo,

Con stile almo e sovrano

De l'infelice Amida il caso strano,

Chi ascolta il raro canto

Forz'è, che rida al riso e pianga al pianto;

Ami nel dolce amore;

Gioisca nel gioire;

Languisca nel languire;

E si trasformi il core,

Leggendo il suo dolor nel suo dolore;

Mora ne la sua morte

E corra seco una medesma sorte:

Così pònno i tuoi detti

Mover nostr'alme e dominar gli affetti.

[pg!103] Sono passati due secoli e mezzo, e Ludovico Aleardi, Accademico Olimpico e Inviato detto l'Infecondo, è profondamente ignoto; così accadrà di certo anche infallibilmente del Professore Aleardo, dopo qualche tempo. Ve ne sto mallevadore. Il tempo è galantuomo. [pg!104]

[pg!105]

[UN CAPOLAVORO SBAGLIATO]

(IL FAUSTO DEL GOETHE)

(M.DCCC.LXV.)