Chiaro di sè, nell'Apollineo Regno,

Avrian levato ambizïoso suono.

[pg!250] E ci darà la preziosa notizia, che Camillo Benso di Cavour si dedicava occultamente a pratiche di cerimonie pagane:

A' cupi genî del Tirren custodi

Serti offriva non visto....

E parlerà così de' sogni:

Con ala nivea,

Per l'aure brune,

I sogni or piovono

Sopra le cune.

E, per dare un ultimo esempio di queste ciarpe, ci apprenderà, che la gioventù fugge

Su' veloci del tempo invidi vanni.

Il Zanella pretende di essersi formato lo stile, traducendo dagli erotici latini; ed ha voluto comunicare al pubblico alcuni saggi di coteste sue versioni. Egli stima, essergli tornato utilissimo siffatto esercizio, abituandolo a non contentarsi della prima forma; e vuol darci quindi modestamente ad intendere, d'aver acquistate, mercè di esso, tutte le qualità, che ci vogliono per durare immortale: — «Nelle cave di pietra, che sono in Chiampo, mio luogo natale, ho veduto, che i primi strati non hanno valore; come quelli, che facilmente si sfogliano e si sgretolano. Solamente dopo il secondo o il terzo, esce la lastra magnifica, che resiste alla forza dissolvente del sole e del ghiaccio». — Veramente, a me non pare, che lo stile del Zanella valga gran cosa; ma non posso recisamente negare, che l'esercizio di tradurre gli sia tornato giovevole, perchè può benissimo darsi, che prima egli facesse peggio. Quel, che discerno chiaro, è, che i suoi volgarizzamenti sono fatti senza intelligenza poetica del testo, senza gusto alcuno. Prendo a caso qualche esempio. Ecco, mi cade sott'occhi l'Elegia III del Libro I de' Tristi [pg!251] di Publio Ovidio Nasone, voltata dal Zanella in istrofette savioliche. Gli è un metro, che spesso rende ammodo i distici latini, sebbene in questo caso non mi paia indicato, non mi sembri grave abbastanza e solenne; però, non oso biasimarne la scelta, giacchè non saprei proprio quale altro proporne in vece: la terzina, metro forse più acconcio per tradurre i distici, quando trattasi di Ovidio, riesce troppo lunga, perchè già Ovidio è un po' vuoto. Ma che dire del modo di volgarizzare?

Cum subit illius tristissima noctis imago

Quae mihi supremum tempus in urbe fuit;

Cum repeto noctem, qua tot mihi cara reliqui;

Labitur ex oculis nunc quoque gutta meis.

Quando alla notte orribile

Io col pensier ritorno,

Che sotto il ciel romuleo

Fu l'ultimo mio giorno;

Quando cotante io medito

Dolcezze, che lasciai;

Di subitana lagrima

Molli ancor sento i rai.