In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,

Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;

Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;

Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,

Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossen

Dem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;

Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,

Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,

Ein Paradies wird um mich her die Runde.

TRADUZIONE DAL TEDESCO

Il mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende nelle profondità, e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano [pg!288] immersi; anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo, dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze divengono un paradiso.

TRADUZIONE di Andrea Maffei.

. . . Il mondo irrompe

Dal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;

E si levano al ciel dalla foresta

Le mille voci della vita. Un bianco

Vapor su tutta la vallea si versa.

Pure il lume del ciel nelle più basse

Parti discende; e sbucano dal fondo,

Ove occulti dormiano, e rami e tronchi

Ristorati. I colori omai distinti

Si ravvivano anch'essi, ove la perla

Della rugiada i suoi tremuli veli

Stende sui fiori e sulle foglie. Un vero

Eden sorride agli occhi miei.

Comincio dal dire, che non mi soddisfa punto questo sminuzzare in tanti perioduzzi il gran periodo dell'originale; la parlata perde subito il suo carattere di maestosa solennità e diviene rotta, affannosa, e quindi non esprime più lo stato dell'animo di Fausto, secondo le intenzioni dell'Autore. Il quale non ha punto scritto il mondo irrompe dal crepuscolo (il complemento incerto, in cui si chiuse, è aggiunta gratuita del Maffei) anzi dice: «quantunque immerso nel crepuscolo, è pure manifesto il mondo.» — Fausto non dice le mille voci della foresta levarsi al cielo: sarebbe un pensiero da San Francesco, da chi ci crede, da chi leva l'animo ad un dio creatore. L'epiteto di bianco non viene attribuito dal tedesco a' vapori, che potrebbero anche essere azzurrognoli, grigiastri, rossastri, come ne ho visto spessissimo in Isvizzera. Quelle parti basse sono un tantino indecenti e comiche. La perla della rugiada, che stende i tremuli veli sui fiori e sulle foglie, è una circonlocuzione affettata per quel semplice: Fiori e foglie grondano di tremule perle. Antonio Bruni da Manduria (in alcune ottave intorno [pg!289] a Sant'Elisabetta, Regina di Portogallo, che convertì il pane, destinato a' poveri, in rose) ha lasciato scritto: Queste, che ammira il ciel, rosa odorate, Mentre ai fonti i cristalli il ghiaccio indura, Già non son parti, no, d'aure rosate, Con portento del verno e di natura; Nè di tremule perle inargentate Le spiega l'alba rugiadosa e pura; Nè l'apre intempestive arte ingegnosa, Quasi Reine in su la Reggia erbosa. Le frasi, con le quali il Maffei indica l'apparire de' colori, sono la prova evidente del poco studio, ch'egli ha messo nel Goethe. Tutti sanno, che l'Autore del Fausto ha pensato e scritto molto sulla natura e formazione de' colori; che egli è creatore d'una teorica in proposito; e che, sul finire della sua lunga vita, si teneva più de' suoi lavori fisici che de' poetici. Disse una volta all'Eckermann: — «Per fare epoca nel mondo, ci voglion due cose: buona testa ed una grande eredità. Napoleone eredò la rivoluzione francese; Federico II di Prussia la guerra silesiana; Lutero l'oscurantismo pretesco; a me tocca l'errore della dottrina newtoniana. Invero i contemporanei non sospettano neppure l'opera, che fo; ma i posteri confesseranno, che l'eredità mia non era punto cattiva.» — Ed un'altra fiata al medesimo: — «Gli errori degli avversarî miei sono da un secolo troppo universalmente divulgati, perchè io possa sperar compagni nel mio solitario cammino. Rimarrò solo. E mi par talvolta di essere il naufrago, che afferra una tavola atta a sostenere un solo. Quel solo si salva, mentre i rimanenti miserabilmente annegano.» — E poi, un'altra volta ancora: — «Di ciò, che ho fatto come scrittore, non invanisco. Vissero egregî poeti (ed anche migliori di me) prima, e ve ne saran dopo. Ma ch'io, nel mio secolo, nella difficile scienza de' colori, sia il solo, che sappia il vero, di ciò mi tengo; ed ho quindi coscienza d'essere superiore a molti.» — Scusate la modestia! Quando il Goethe, nella seconda parte del Fausto, parla di fenomeni relativi a' colori, adopera [pg!290] sempre espressioni attinte e somministrate dalla sua nuova teorica, nella quale il fondo oscuro aveva un'importanza capitale. È qualcosa di caratteristico, che non crederei lecito di mutare. Cosa diremmo d'un traduttore di Dante, il quale travisasse le frasi, che alludono a determinate spiegazioni di fenomeni naturali?

VERSI LXXXIII-XCI. — Tedesco.

Segue Fausto.

Hinaufgeschaut! — Der Berge Gipfelriesen

Verkünden schon die feierlichste Stunde;

Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessen

Das später sich zu uns hernieder wendet.

Jetzt zu der Alpe grüngesenkten Wiesen

Wird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,

Und stufenweis herab ist es gelungen.

Sie tritt hervor! — und, leider schon geblendet

Kehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.

TRADUZIONE LETTERALE