Fausto.
Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendig
Aetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,
Du Erde warst auch diese Nacht beständig,
Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;
Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,
Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,
Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.
TRADUZIONE LETTERALE
I polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di tendere incessantemente alla più alta esistenza.
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TRADUZIONE DI Andrea Maffei.
Battono i polsi miei da nuova e fresca
Vigoria confortati. Immota, o terra,
Pur nella notte, che passò, tu fosti;
Ed or sotto al mio pie' ringagliardita
Respiri; ed incominci a circondarmi
Di voluttà, svegliandomi nel petto
Più bollente desio d'alzar le penne
Ad un'alta esistenza.
Fausto si direbbe dalla versione un difensore del sistema di Tolomeo, che affermi altamente le dottrine del caposcuola sull'immobilità della terra; eppure nell'originale egli dice invece: — «Tu, terra, se' rimasta tale e quale stanotte; non ti sei mutata; rimani sempre la medesima!» — ed il lettore sottintende naturalmente, che Fausto, lui, si sente mutato. Il Goethe non dice sotto al mio piè; anzi, più gentilmente a' miei piedi. Non dice ringagliardita, anzi rinfrancata, ricreata, ravvivata, quasi rimbaldanzita. E queste parole più miti mi fanno immaginare la terra, quasi una bella donna, che persuada Fausto di vivere ancora; mentre le parole brutali, adoperate dal Maffei, rendono impossibile questa immaginazione, e distruggono una bellezza. Lust qui non è nel senso di voluttà, anzi in quello di brama, bramosia, concupiscenza; accennando all'idea, che sarà meglio espressa ne' due versi seguenti. Nel petto è riempitura vacua. Desio bollente o più bollente è tutt'altra cosa d'un proponimento energico, d'una salda risoluzione, com'ha il testo. Desiderare è un po' diverso da risolvere: Fausto ha desiderato nella prima parte, qui risolve. Alzar le penne, è un cencio rettorico, che fa sorridere chiunque ricorda quel divino episodio del Furioso, laddove Ruggiero prende in groppa dell'Ippogrifo Angelica, legata al duro sasso (X. 114). Per riguardo alle Signore, non citerò l'originale, anzi la traduzione latina del marchese Torquato Barbolani, dei [pg!287] conti di Montauto: Fraenat ibi audaces cursus, ac desilit udum Fervidus in pratum juvenis: tum complicat alas Gryps quadrupes, tensaeque magis, quas calcar amoris Excierat, remanent. Avrei citata la traduzione in dialetto bolognese d'Eraclito Manfredi, poichè in Italia s'è convenuti, potersi arrischiare in dialetto qualunque facezia, senza scandalizzar le orecchie stitiche. Ma il Manfredi o per iscrupoli (come dichiara, traducendo l'episodio di Alcina: al prev arstar uffesa L'urechia d'un qualchdun d' mi uditur), o per agevolarsi il compito o per altro, ha pensato bene di ommettere nella sua versione il verso, cui alludo; e scrive soltanto: Ai era in mezz'a st' bosch un pradsin bell, Cun un riulin, ch'i fiur e gli erb bagnava, Qusi quî al fì gli aliassrar a quel so usel, Ch pr'aria vular d' più allora 'n pinsava. Il Maffei non è il solo cattivo traduttore, che sia al mondo: ma torniamo ad occuparcene. Alta è positivo, la più alta è superlativo; perchè sostituir quello a questo?
VERSI LXXIV-LXXXII. — Tedesco.
Segue Fausto.