[] Cf. Pentamerone G. II. T. II. Verdeprato—«Nella è ammata da 'no prencepe, lo quale pe' 'no connutto de cristallo va spisse vote a gaudere con essa. Ma rutto lo passo da le 'mmediose de le sore, sse taccareja tutto e sta 'nfine de morte. Nella, pe' strana fortuna, 'ntenne lo remmedio, che sse po' fare, l'appreca a lo malato, lo sana e lo piglia pe' marito».—Cf. pure G. II. T. V. La serpe. Cf. con la seconda parte, dell'Esempi di lader, qui appresso.
[ii] Pedanna: Pedata, orma, vestigio. Il suono della pedata.
[iii] Striament o Strioss. Stregheria, malia.—Vedi a pag. 308 tra le postille.
[iv] Italianesimo: non c'è nel Cherubini.
[v] Dà a trà: Dare fantasia o mente o retta, badare, abbadare. Dà a trà a vun: Ascoltare (i suggerimenti di) uno.
[vi] Pajsanell: Contadinello.
[vii] Comincià non meno che comenzà.
[4] Questa pretesa singolare della moglie di Zufilo mi rammenta un'altra facezia popolare, della quale metterò qui la versione, che trovo nelle Rime Bernesche di G. Zanetto (Vedile citate a pag. 137 del presente volume nella nota[5] alla fiaba intitolata Il Canto e 'l Sono della Sara Sibilla ed anche in nota alla fiaba Nimo contento al mondo).
Poichè lo divulgò celere fama,
Udite un fatto, che non è bugia.
Vicina a partorir Donna Sofia,
Ajuto! oimè! tra forti doglie sclama.
Don Marco, suo consorte, molto l'ama;
Ma spesso avvien che nell'inerzia ei stia.
Solo dice alla vecchia Anastasia
Vanne e la levatrice presto chiama.
Corre la serva, che indugiar non lice.
Ma frattanto a Sofia crescon le doglie,
Il marito la guarda e nulla dice.
Ecco, ella grida, il fo... Chi mel raccoglie?
E Marco: Or or verrà la levatrice;
Non partorire ancor, mia cara moglie.
[5] Questa parte della nostra novella risponde alla milanese seguente: