[v] Calà, mancare.

[vi] Cf. Pitrè. (Op. cit.) XCVII. L'Abbati senza pinzeri.—Corrisponde alla IV novella (in ottava rima) della Settimana Villereccia del barone Michele Zezza, sul tema: Può sapere un villan più d'un signore? Questa graziosa opericciattola del Zezza, stampata dapprima in un volumetto in ottavo, venne poi ristampata nelle Opere | Poetiche | di | Michele Zezza | Volume II. || Napoli, 1818 | Nella tipografia della società Filomatica. Le domande fatte all'abate dal principe sono:

Quanto i cieli da noi lontani stanno?
Quanta d'acqua nel mar copia vi sia?
Ciò che nell'Indie que' selvaggi fanno?
E quanto vale la persona mia?

Simile è,—«l'Istoria del beato Griffarrosto,»—che forma il canto VIII ed ultimo dell'Orlandino di Limerno Pitocco (Teofilo Folengo). Ecco le domande, che Rainero fa al prelato di Sutri:

Cerco saper da voi, quanto è vicino
Il ciel da terra in ogni regione.
Oltre di questo, dite giustamente
Quant'è dall'oriente all'occidente.
Due cose giunte a queste, intender anco
Desidero, Monsignor Griffarrosto:

Dite, piacendo a voi, nè più nè manco,
Quante son gocce d'acqua che ha l'angosto
Adriaco mar insino al lido franco,
Pigliando il Greco col Tirreno accosto.
Ultimamente, buon servo di dio,
Vorrei saper qual'è il pensier mio.

Franco Sacchetti. Novella IV.—«Messer Barnabò, signore di Milano, comanda a un abate, che lo chiarisca di quattro cose impossibili: di che uno mugnajo, vestitosi dei panni dello abate, per lui le chiarisce in forma, che rimane abate e l'abate rimane mugnajo.»—

[vii] Vedi la stessa dimanda nelle esempio milanese La stella Diana a pag. 42 del presente volume.

[viii] Il Liebrecht annota:—«K. M. n.º 19. Der Fischer und seine seine Frau.—G. G. G. M.DCCC.LXVIII. S. 110 zu Radloff, S. 313.»—

[ix] Rud. Vedi l'ultima postilla a pag. 191 del presente volume.

[x] È difficile il persuadersi, che Carlo Porta non fosse ispirato anche da questa novellina, quando compose il celebre sonetto sugli Ebrei scontenti della manna: