[iii] Mornée, mugnajo e Mornera, mugnaja.

[iv] Pattej (plur. di pattell) pezze, fasce pe' bimbi.

[v] Tœu assolutamente, per: torre in moglie. Dice una canzonetta popolare:

La bella bionda la va al poggiœu
Si gh'è on bel giovin che le vaur tœu.
Vun le vœur, l'alter le vœur.
La bella bionda ghe creppa el cœur.

[vi] Hin, sono, parola che parrebbe chinese. Si narra per ischerzo d'una signora, che andando a far visita a delle amiche, chiese alla portinaja se le padrone fossero in casa:—«Gh'hin?—cioè, ci sono? La portinaia chiede al cuoco delle signore, che usciva per far la spesa:—«Gh'hin?»—Il cuoco si volge alla domestica, che sciorinava e spolverava i tappeti ad una finestra, la quale affacciava sul cortile:—«Gh'hin?»—La domestica risponde al cuoco:—«Gh'hin!»—Il cuoco ripete alla portinaia:—«Gh'hin!»— E la portinaia dice alla visitatrice:—«Gh'hin, gh'hin!»—

[2] Usano sempre il sortire per uscir di casa. Più d'una volta m'è accaduto di domandare a qualche domestico o domestica se il padrone o la padrona fossero usciti e di sentirmi rispondere, quasi per correggermi e farmi la lezione: Sono sortiti. Ma tutti i ben parlanti, spero, persevereranno a dare al verbo sortire i soli significati antichi di aver in sorte e fare una sortita.

[3] Maestà, diceva la novellaja, più volentieri e più spesso di Sua Maestà, come si suol dire nella lingua aulica; e diceva bene, non essendo razionale l'uso del pronome possessivo, quando non ci sia a che riferirlo.